Tratto da http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18431
di Diego Barsotti
LIVORNO. Lei sostiene che oggi “Il sistema finanziario deve avere regole diverse da quelle attuali. In Europa e negli USA quello che è nuovo non è dunque il keynesismo e nemmeno il Keynes verde. Il nuovo è rappresentato dal movimento sociale per la decrescita sostenibile”. Chi dovrebbe dettare le nuove regole e chi controllarne il risp
etto (e se del caso applicare sanzioni)?
«Il keynesismo verde è un’idea nuova. Keynes era a favore dell’aumento della spesa pubblica in caso di crisi a causa della mancanza di domanda . Lui diceva che quando l’investimento privato diminuisce per paura delle imprese di perdere capitale e quando al tempo stesso vi è una capacità produttiva inutilizzata e disoccupazione, lo Stato deve fare investimenti per uscire dalla crisi. Al contrario, la Destra diceva che il mercato risolve tutto, che si doveva aspettare che con la disoccupazione i salari diminuissero fino ad un punto di equilibrio che spingesse le imprese ad offrire più opportunità di lavoro. Per Keynes, la diminuzione dei salari rappresentava una disgrazia. Ma Keynes non parlò di come dovevano essere gli investimenti pubblici. Quindi, quando ora si parla di keynesismo verde, o di Green New Deal, cioè di un New Deal verde, si vuole dire che questi investimenti devono promuovere le energie rinnovabili, il sistema dei trasporti pubblici, il miglioramento delle abitazioni, l’agricoltura biologica. Non sappiamo se questo sarebbe piaciuto a Keynes ma pensiamo di sì. Il suo problema, tuttavia, non era l’ecologia né la scarsità di petrolio o il cambiamento climatico e neppure la crescita economica su larga scala. Il suo problema era la crisi del 1929.
Oggi la crisi è arrivata perché il petrolio e altri beni di consumo sono aumentati molto di prezzo fino a luglio 2008. Nella crisi del 1929 i beni di consumo diminuirono di prezzo già nel 1925, ora il prezzo delle azioni delle imprese e delle banche ha iniziato a scendere a gennaio 2008 ma il prezzo del petrolio, del ferro, dell’alluminio…e degli alimenti ha continuato ad aumentare fino a luglio 2008. Per questo motivo la Banca Europea ha mantenuto gli interessi alti fino ad ottobre 2008, per frenare l’inflazione, anche se così facendo ha aggravato la crisi.