ACQUA: meglio gestione pubblica o privata?

La domanda è lecita visto che dal 2010 il nostro governo ha approvato una legge che obbliga i Comuni a mettere sul mercato le multiutility, società comunali che gestiscono tra l’altro anche la distribuzione dell’acqua che beviamo.

Non sono un fan di Grillo, ma questo servizio della trasmissione Exit su La7 mi sembra faccia capire che cosa potrebbe succedere nel caso più nefasto in cui i sindaci e le giunte facessero gli interessi dei privati e non dei cittadini che li hanno votati, con la giustificazione dei problemi di bilancio.

I sindaci dei Comuni dicono di avere sempre meno soldi per la gestione e per gli investimenti necessari alle multiutility, ma con una politica miope e ladresca, invece di ammetterlo pubblicamente e di aumentare le tasse per il periodo necessario al miglioramento del servizio, preferiscono far pagare ai cittadini le tasse in modo indiretto permettendo l’aumento delle tariffe.

Il risultato per il sindaco del Comune è positivo (non aumenta le tasse e/o i debiti), ma il risultato è negativo per i cittadini che invece di pagare solo le tasse necessarie a coprire i costi dei servizi e degli investimenti, si ritrovano a pagare oltre a ciò anche la parte di profitto delle società private.

Decrescita: Intervista a Joan Martinez Alier economista ed ex presidente dell´Isee (International society for ecological economics)

Tratto da   http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18431

di Diego Barsotti

LIVORNO. Lei sostiene che oggi “Il sistema finanziario deve avere regole diverse da quelle attuali. In Europa e negli USA quello che è nuovo non è dunque il keynesismo e nemmeno il Keynes verde. Il nuovo è rappresentato dal movimento sociale per la decrescita sostenibile”. Chi dovrebbe dettare le nuove regole e chi controllarne il rispetto (e se del caso applicare sanzioni)?
«Il keynesismo verde è un’idea nuova. Keynes era a favore dell’aumento della spesa pubblica in caso di crisi a causa della mancanza di domanda . Lui diceva che quando l’investimento privato diminuisce per paura delle imprese di perdere capitale e quando al tempo stesso vi è una capacità produttiva inutilizzata e disoccupazione, lo Stato deve fare investimenti per uscire dalla crisi. Al contrario, la Destra diceva che il mercato risolve tutto, che si doveva aspettare che con la disoccupazione i salari diminuissero fino ad un punto di equilibrio che spingesse le imprese ad offrire più opportunità di lavoro. Per Keynes, la diminuzione dei salari rappresentava una disgrazia. Ma Keynes non parlò di come dovevano essere gli investimenti pubblici. Quindi, quando ora si parla di keynesismo verde, o di Green New Deal, cioè di un New Deal verde, si vuole dire che questi investimenti devono promuovere le energie rinnovabili, il sistema dei trasporti pubblici, il miglioramento delle abitazioni, l’agricoltura biologica. Non sappiamo se questo sarebbe piaciuto a Keynes ma pensiamo di sì. Il suo problema, tuttavia, non era l’ecologia né la scarsità di petrolio o il cambiamento climatico e neppure la crescita economica su larga scala. Il suo problema era la crisi del 1929.

Oggi la crisi è arrivata perché il petrolio e altri beni di consumo sono aumentati molto di prezzo fino a luglio 2008. Nella crisi del 1929 i beni di consumo diminuirono di prezzo già nel 1925, ora il prezzo delle azioni delle imprese e delle banche ha iniziato a scendere a gennaio 2008 ma il prezzo del petrolio, del ferro, dell’alluminio…e degli alimenti ha continuato ad aumentare fino a luglio 2008. Per questo motivo la Banca Europea ha mantenuto gli interessi alti fino ad ottobre 2008, per frenare l’inflazione, anche se così facendo ha aggravato la crisi.

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Giancarlo Sturloni – Le mele di Chernobyl sono buone: mezzo secolo di rischio tecnologico

Le mele di Chernobyl sono buone

ISBN: 8851800596
Editore: Milano Sironi 2006

Recensione tratta da Galileo

Mezzo secolo di rischio tecnologico

di Daniela Cipolloni

Giancarlo SturloniLe mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologicoSironi Editore, 2006pp. 269, euro 16,00In questo momento è il virus H5N1 dell’influenza aviaria. Poco prima, la Sars, le scorie radioattive di Scanzano Ionico, gli alimenti geneticamente modificati, i prioni responsabili della mucca pazza o l’Aids. Esattamente 20 anni fa, era la centrale nucleare di Chernobyl, e ancora dieci anni indietro la “fabbrica dei profumi” della vicenda Seveso. L’elenco potrebbe continuare così, fino al “peccato” originale della fisica: il rilascio delle bombe sulle città di Hiroshima e Nagasaki che palesarono in modo drammatico al mondo intero l’inizio dell’era atomica. Quello che hanno in comune i vari casi si può sintetizzare una parola: il rischio. Sono alcuni esempi fra quelli che questo libro racconta e riunisce (come nessun altro libro aveva finora fatto in Italia), episodi che rimandano a un rischio che non è più, come è stato in epoche passate, solo individuale: è un rischio collettivo, a carattere locale o globale, e persino intergenerazionale; investe la società intera, si ripercuote sull’ambiente naturale, chiama in causa scienza e tecnologia e costringe a fare i conti con nuove implicazioni di tipo etico, sociale, politico ed economico che queste hanno nella “società del rischio”, usando la definizione della nostra epoca data dal sociologo tedesco Ulrich Beck. “Le mele di Chernobyl sono buone” non parla soltanto dei fatti che negli ultimi 50 anni hanno reso drammaticamente evidenti al mondo intero i rischi per l’ambiente e la salute connessi allo sviluppo tecnologico. È soprattutto un’analisi del gioco delle parti di chi si è trovato coinvolto, volente o nolente, nelle situazione di rischio, di chi ha gestito la comunicazione al pubblico, di chi ha deciso e di chi ha subito, di chi ha preso parte alla negoziazione delle scelte e di chi, invece, è stato deliberatamente tenuto fuori. In molti degli episodi narrati, i pareri e le valutazioni degli esperti, di tecnici e scienziati, non collimano con quelli del pubblico dei non esperti. La probabilità di morire del morbo di Creutzfeldt-Jakob mangiando bistecche è una su un milione, pari a quella di ammalarsi di cancro al polmone fumando una sola sigaretta in tutta la vita, affermarono personalità del mondo politico o medico durante la psicosi della mucca pazza per rassicurare il pubblico. Una campagna di informazione rassicurante e anti-allarmista che, come raccontano le cronache, ebbe esiti disastrosi e non fece che acuire ed estremizzare la reazione pubblica ai primi casi di decesso. Il libro di Giancarlo Sturloni, responsabile del progetto del Master in Comunicazione della scienza della Sissa di Trieste e docente del corso di Comunicazione del rischio, procede su un doppio binario: quello degli eventi e quello delle idee, affiancando la ricostruzione storica, basata su fonti bibliografiche solide e ben documentate, all’evoluzione del pensiero e alla discussione teorica dei casi presi in esame. Il percorso cronologico dei fatti si intreccia quindi con quello, più dibattuto e meno lineare, dei diversi approcci alla gestione del rischio che si susseguono nel corso della storia: dal modello top-down degli anni Settanta fino alla consapevolezza che la percezione dei rischi e la loro accettabilità sociale sono questioni molto più complesse di quanto si possa ingenuamente affidare a cifre e calcoli statistici. I rischi legati alle tecnologie hanno sollevato controversie spesso sfociate nello scontro aperto e insanabile fra le parti interessate. Il caso della Val di Susa è solo l’ultimo esempio di una lunga lista. La prospettiva storica fornita nel libro e la riflessione che ne viene fuori potrebbero impedire di ripetere gli errori fatti in passato. Cinquanta anni di convivenza con il rischio hanno insegnato, infatti, almeno una cosa: che non è possibile sottrarsi al confronto e al dialogo, e non si può rinunciare alla partecipazione di tutti al tavolo delle decisioni.

La nostalgia della neve nelle città senza inverno

da Corriere della Sera del 10 febbraio 2008

Silenzio e dolcezza nell’ immagine di Central Park

di Bossi Fedrigotti Isabella

Central park sotto la neve nell’inverno del 1992

Bruce Davidson : Central park sotto la neve nell’inverno del 1992

Vedremo mai più la neve così nelle nostre città? Neve che pulisce, che nasconde, che rasserena anche la più gelida e meno accogliente delle metropoli? Potremo mai più camminare, come qui, su un tappeto silenzioso, affondando leggermente con i piedi nel bianco scintillante, mentre dal cielo continuano a cadere, in disordine vorticoso, i fiocchi che si posano sugli alberi, sui rami, sulle lanterne, sulle spalle e sui capelli? Torneremo mai più ad ammirare la faccia benigna dell’ inverno che ci riversa addosso nevicate vere, anche pungenti, anche sospinte da soffio violento, o ci dovremo per sempre accontentare della finta neve di cotone incollata alle vetrine natalizie, melanconica testimonianza della nostra nostalgia?

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“Dove va la terra? Nascita, storia, e prospettive del nostro pianeta” di Guido Visconti

Dove va la terra? Nascita, storia e prospettive del nostro pianeta
di Visconti Guido
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1ª ed. | Italiano| Cartonato | Boroli Editore | 2006

Questo libro delinea le tappe che hanno portato alla scoperta delle caratteristiche della Terra, compiute dagli scienziati spesso con metodi indiretti, operando come veri e propri detective. Così, per esempio, una volta determinato il raggio del nostro pianeta (calcolato con buona approssimazione già da Eratostene nel III secolo a.C.) e misurata la sua massa, si è dedotto che la densità dello strato più superficiale è assai più bassa della densità media della Terra, il cui nucleo interno è infatti quasi esclusivamente di ferro, circondato da un involucro più leggero, il cosiddetto mantello. Ma numerosi altri e sorprendenti sono i segreti del nostro pianeta. Leggi il seguito di questo post »

“L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono

 L'uomo che piantava gli alberi

Titolo: L’uomo che piantava gli alberi

Autore: Jean Giono
Casa editrice: Salani Editore
Anno: 2004
Pagine: 64
Dimensioni: cm 12×8,5

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile, un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine in cui viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future: stava facendo nascere e crescere una grande foresta.
Un messaggio di riconciliazione dell’uomo con madre natura, un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dove erano state incoscientemente annientate.
Una favola ambientale per grandi e piccini in una edizione speciale del Parco di Veio, con la storia e le foto in appendice. (Testo integrale in anteprima digitale)
Oltre al sito di cui sopra il testo del libro (peccato che manchino tutte le immagini) si trova anche QUI .

Pretor-Pinney Gavin – Cloudspotting


Titolo Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole Autore Pretor-Pinney Gavin
(Prezzo di copertina € 16,50)
Dati: 2006, 345 p., ill., brossura
Traduttore Oddera F.
Editore Guanda (collana Biblioteca della Fenice)

Cosa c’è di più bello di un cielo azzurro? Gavin Pretor-Pinney non ha dubbi: un cielo pieno di nuvole. Perché le nuvole sono movimento e teatralità, universo cangiante di forme e colori in continua evoluzione, scenografia sempre diversa, minaccia all’orizzonte ma anche rifugio e oggetto di fantasie infantili. E lui, maestro dei contemplatori di nuvole, ce le descrive con leggerezza e competenza, in tutto il loro fascino e la loro bellezza: spiegandone la genesi e la formazione, descrivendone le caratteristiche e le tipologie (dai cumuli agli strati, dai cumulonembi ai cirri), ma anche raccontando storie e aneddoti di uomini che le hanno amate o studiate o temute. Come il tenente colonnello William Rankin, che ha attraversato, precipitando dal suo aereo in avaria, il ventre oscuro di un cumulonembo in piena attività temporalesca; o come i grandi pittori del Rinascimento italiano, da Piero della Francesca al Mantegna, che nei loro dipinti hanno sempre ritratto sullo sfondo nuvole enigmatiche e suggestive. Alternando fotografie e disegni a una scrittura ricca e divertente, dal passo narrativo, Pretor-Pinney ci conduce nel mondo dei contemplatori di nuvole, un mondo che ha già un sito web tra i più popolari di tutta la rete e che è fatto da chi, come lui, non si è accontentato della “tirannia del cielo azzurro”.

Clima, accordo a Bangkok per ridurre CO2

 Dal Corriere della Sera

 

Si è concluso il vertice internazionale degli scienziati dell’Ipcc

Fissato un limite di guardia che non dovrà essere superato se non si vuole rischiare la distruzione del pianeta

 

DAL NOSTRO INVIATO
BANGKOK – Accordo raggiunto alle prime ore del mattino al vertice sul clima che si è svolto nella sede delle Nazioni Unite della capitale tailandese. I rappresentanti di oltre duemila scienziati dell’Ipcc, il comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, hanno stabilito di fissare un limite di guardia, compreso fra 445 e 550 parti per milione di concentrazione dell’anididre carbonica (CO2) in atmosfera, che non dovrà essere superato se non si vuole rischiare la distruzione del pianeta.

I RISCHI – Attualmente la concentrazione di CO2 è di circa 385 parti per milione. Ma, se non si adotteranno severe misure di riduzione delle emissioni, il limite di guardia potrebbe essere superato anche prima della seconda metà del secolo. Il limite è stato fissato seguendo il criterio che concentrazioni di CO2 più elevate di 550 parti per milione porterebbero a un aumento di temperature medie del nostro pianeta di 2 gradi centigradi (oggi siamo a +1) rispetto al secolo scorso: quanto basta per sciogliere la calotta polare Nord e alterare i regimi delle varie zone climatiche.

LA CONTESTAZIONE DELLA CINA – Anche su questo fondamentale punto del rapporto Ipcc la Cina ha dato battaglia, tentando di proporre limiti di concentrazione più elevati, e quindi meno vincolanti per i governi e per le economie, ribadendo un atteggiamento di ostilità ai vincoli richiesti dal Protocollo di Kyoto, ha riferito il vice ministro dell’Ambiente tedesco Michael Muller. Ma almeno su questo punto specifico la maggior parte degli scienziati ha tenuto duro, non accettando ulteriori “annacquamenti” del documento. Il rapporto Ipcc di Bangkok, la cui versione definitiva sarà resa nota nelle prossime ore nel corso di una conferenza stampa, costituisce il terzo ed ultimo capitolo di un più vasto documento le cui prime due parti sono state presentate a Parigi e a Bruxelles nei mesi scorsi.

Franco Foresta Martin

 

 

04 maggio 2007

Clima: Giappone, ciliegi in fiore e primo inverno senza neve

tratto da http://www.ansa.it

(ANSA) – TOKYO, 7 MAR – Per il riscaldamento globale i ciliegi fioriranno quest’anno a Tokyo il 18 marzo, la data piu’ prematura di tutti gli annali meteorologici. L’attesissimo annuncio e’ venuto dall’Ente meteorologico nazionale, secondo il quale l’incantevole fioritura anticipera’ di tre giorni quella dello scorso anno, gia’ considerata un record da quando furono istituiti gli annali nel 1876. Anche l’inverno si accinge a essere definitivamente archiviato come il primo senza neve nella capitale nipponica.

Clima: emergenza su Po, Tevere, Arno

 tratto da http://www.ansa.it

(ANSA) – ROMA, 5 MAR – Stato di emergenza per il Po, crisi idrica anche per Arno e Tevere. L’inverno che non c’e’ edizione 2007 ha prosciugato i nostri fiumi. Allarme anche sulle Alpi: 10-75 cm di neve contro i 25-150 del 2006. La fotografia e’ stata scattata dalla Commissione Ambiente della Camera. E il presidente Realacci chiede l’emergenza per il Po e per le situazioni critiche accanto a un piano strategico per l’uso della risorsa idrica. Intanto questo inverno passera’ alla storia come il piu’ caldo dal 1800.

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