Fonte TISCALI
Da Arpanet al World Wide Web, la Grande Rete festeggia i suoi primi 40 anni
30 Ottobre, 2009 a 4:02 pm (internet, società, storia)
ACQUA: meglio gestione pubblica o privata?
18 Agosto, 2009 a 11:36 am (acqua, ambiente, politica, società)
La domanda è lecita visto che dal 2010 il nostro governo ha approvato una legge che obbliga i Comuni a mettere sul mercato le multiutility, società comunali che gestiscono tra l’altro anche la distribuzione dell’acqua che beviamo.
Non sono un fan di Grillo, ma questo servizio della trasmissione Exit su La7 mi sembra faccia capire che cosa potrebbe succedere nel caso più nefasto in cui i sindaci e le giunte facessero gli interessi dei privati e non dei cittadini che li hanno votati, con la giustificazione dei problemi di bilancio.
I sindaci dei Comuni dicono di avere sempre meno soldi per la gestione e per gli investimenti necessari alle multiutility, ma con una politica miope e ladresca, invece di ammetterlo pubblicamente e di aumentare le tasse per il periodo necessario al miglioramento del servizio, preferiscono far pagare ai cittadini le tasse in modo indiretto permettendo l’aumento delle tariffe.
Il risultato per il sindaco del Comune è positivo (non aumenta le tasse e/o i debiti), ma il risultato è negativo per i cittadini che invece di pagare solo le tasse necessarie a coprire i costi dei servizi e degli investimenti, si ritrovano a pagare oltre a ciò anche la parte di profitto delle società private.
Odio Gli Indifferenti
16 Luglio, 2009 a 1:23 pm (etica, politica, società)
Mi è capitato di assistere ad uno spettatocol dell’Associazione Fanteatro, dove dei giovani d’oggi hanno riletto lettere di condannati a morte della “Resistenza” del 1945.
E’ stata una grande e piacevole sorpresa. E’ vero la Resistenza è ancora un argometo forte, che spesso divide, che scalda gli animi, ma molti non sannno nemmeno cosa è veramente successo e si acontentano degli stereotipi dell’una o dell’altra parte.
Durante lo spettacolo è stato citato Gramsci e il suo scritto/motto “Odio gli indifferenti”.
Ebbene se si ha il coraggio di leggerlo senza preconcetti, senza vedere rosso perchè Gramsci era un socialista, senza associare alla parola partigiano il significato che gli ha incollato la retorica della Resistenza, ma lo si intende alla lettera, ossia uno che prende parte/si interessa a qualcosa (così come lo intendeva Gramsci nel febraio del 1917), ebbene se lo si legge così quanto dice nel 1917 è illuminante per toccaro con mano che la storia è una freccia che va dritta verso il futuiro, ma è più simile ad una ruota e che chi non la conosce corre il rischio di ripercorrerla.
INDIFFERENTI
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani” (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia.
Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.
Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?
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Umberto Ambrosoli – Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero
10 Luglio, 2009 a 9:02 pm (etica, libri, personaggi, società, storia)
A cura di Giuseppe Iannozzi
Titolo: Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero
Autore: Ambrosoli Umberto
Editore: Sironi
Prezzo: € 18.00
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Indicativo presente
ISBN: 8851801207
ISBN-13: 9788851801205
Pagine: 160
Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi
«A trent’anni dall’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, il libro del figlio Umberto ripropone una storia di straordinario impegno civile, ancora attualissima.
«Erano le 8.30 del 12 luglio. Il consueto, familiare gesto di accendere la radio per ascoltare il notiziario trasformò di colpo quella che doveva essere una ordinaria giornata di lavoro in un tempo di straordinaria drammaticità: la sera precedente l’avvocato Giorgio Ambrosoli era stato assassinato mentre stava rientrando a casa.
Quel colpo sparato ad Ambrosoli era destinato al cuore dello Stato, inscrivendosi l’episodio in un clima inquietante e torbido di intrecci tra malavita e forze eversive, che puntavano alle istituzioni con un disegno destabilizzante non dissimile, nei suoi esiti, da quello perseguito dal terrorismo, dalla lotta armata».
Carlo Azeglio Ciampi
Questa è la storia di Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.
La racconta a trent’anni di distanza il figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAI. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo.
Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo».
Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale.
Solitudine. Un lusso antico abolito dall´hi-tech (di Riccardo Stagliano)
24 Febbraio, 2009 a 10:36 pm (società, tempo)
La Repubblica, 23/02/2009
L´abolizione della solitudine è stata decretata d´urgenza via sms. Pubblicata sulla gazzetta ufficiosa di Facebook. E si può ascoltare anche sull´iPod. Recita: «È da considerarsi patologica la condizione di chi sta per conto proprio, nell´esclusiva compagnia dei suoi pensieri, per più di 15 minuti consecutivi, senza contatti elettronici con altre persone o analoga interazione con apparecchi digitali». Per ora è solo uno scenario distopico, alla Philip K. Dick, ma potremmo arrivarci. Leggi il seguito di questo post »
Battiato: gli spietati in giacca e cravatta
7 Luglio, 2008 a 2:58 pm (etica, religione, società)
da Avvenire del 5 luglio 2008 ![]()
IDEE.
Tra nuovi atei e finti credenti le società materialiste di oggi sono alla fine della loro corsa. La provocazione del cantautore
Battiato: gli spietati in giacca e cravatta
«Quando prestigiosi scienziati dichiarano che la materia è l’unica realtà allora mi viene un sospetto: che esistano uomini ‘mimetizzati’ che hanno come scopo abbattere la resistenza di quelli che sanno ancora sentire la bellezza della musica, della danza o della poesia»