Da Arpanet al World Wide Web, la Grande Rete festeggia i suoi primi 40 anni

Fonte TISCALI

Il Web festeggia i suoi primi 40 anni di vita. Risale al 29 ottobre del 1969, infatti, l’invio del primo messaggio sulla rete Arpanet, l’antenata di quella che oggi tutti conosciamo come Internet. Ad inviare lo storico messaggio, da uno stanzino dell’Università della California di Los Angeles, fu il professor Leonard Kleinrock. Non una email complessa, sia chiaro, ma una singola parola: “login”. Il ricercatore, a dirla tutta, a causa di un blocco di sistema riuscì inizialmente a spedire soltanto le prime due lettere, che comunque giunsero a destinazione, nell’unico altro nodo della rete esistente, situato a circa 500 chilometri di distanza. Un’ora più tardi l’esperimento venne ripetuto e stavolta sul monitor del lontano laboratorio comparve la parola per intero. Fu questo il primo vagito di Internet, un evento che cambiò il mondo fino a contagiare tutti. Leggi il seguito di questo post »

Umberto Ambrosoli – Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero

A cura di Giuseppe Iannozzi
Titolo: Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero
Autore: Ambrosoli Umberto
Editore
: Sironi
Prezzo: € 18.00
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Indicativo presente
ISBN: 8851801207
ISBN-13: 9788851801205
Pagine: 160
Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi
«A trent’anni dall’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, il libro del figlio Umberto ripropone una storia di straordinario impegno civile, ancora attualissima.
«Erano le 8.30 del 12 luglio. Il consueto, familiare gesto di accendere la radio per ascoltare il notiziario trasformò di colpo quella che doveva essere una ordinaria giornata di lavoro in un tempo di straordinaria drammaticità: la sera precedente l’avvocato Giorgio Ambrosoli era stato assassinato mentre stava rientrando a casa.
Quel colpo sparato ad Ambrosoli era destinato al cuore dello Stato, inscrivendosi l’episodio in un clima inquietante e torbido di intrecci tra malavita e forze eversive, che puntavano alle istituzioni con un disegno destabilizzante non dissimile, nei suoi esiti, da quello perseguito dal terrorismo, dalla lotta armata».

Carlo Azeglio Ciampi
Questa è la storia di Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.
La racconta a trent’anni di distanza il figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAI. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo.
Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo».
Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale.

La nostalgia della neve nelle città senza inverno

da Corriere della Sera del 10 febbraio 2008

Silenzio e dolcezza nell’ immagine di Central Park

di Bossi Fedrigotti Isabella

Central park sotto la neve nell’inverno del 1992

Bruce Davidson : Central park sotto la neve nell’inverno del 1992

Vedremo mai più la neve così nelle nostre città? Neve che pulisce, che nasconde, che rasserena anche la più gelida e meno accogliente delle metropoli? Potremo mai più camminare, come qui, su un tappeto silenzioso, affondando leggermente con i piedi nel bianco scintillante, mentre dal cielo continuano a cadere, in disordine vorticoso, i fiocchi che si posano sugli alberi, sui rami, sulle lanterne, sulle spalle e sui capelli? Torneremo mai più ad ammirare la faccia benigna dell’ inverno che ci riversa addosso nevicate vere, anche pungenti, anche sospinte da soffio violento, o ci dovremo per sempre accontentare della finta neve di cotone incollata alle vetrine natalizie, melanconica testimonianza della nostra nostalgia?

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