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	<title>GioDaBG</title>
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	<description>Sognare un futuro per cui poter lottare e vivere.</description>
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		<title>Assassinio Paolo Borsellino 19 anni dopo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 07:40:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://giodabg.wordpress.com/2011/07/19/assassinio-borsellino-19-anni-dopo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/vKCS2NGmRIE/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/24/lettera_fratello_borsellino.shtml" target="_blank"> Corriere della Sera 24 luglio 2007</a></p>
<p>MILANO &#8211; «È ora di smettere di piangere per Paolo, è ora di finirla con le commemorazioni, fatte spesso da chi ha contribuito a farlo morire». È una lettera durissima quella scritta da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il giudice morto 15 anni fa nella strage di via D&#8217;Amelio a Palermo. L&#8217;ingegnere Borsellino, che vive a Milano, ha voluto replicare al documentario sulla mafia a Palermo andato in onda lunedì sera su rai3 e condotto da Alexander Stille. Si tratta della seconda lettera che il fratello del magistrato ammazzato dalla mafia con quattro agenti della scorta, scrive. La prima lettera era stata scritta pochi giorni fa alla vigilia delle commemorazioni per il 15esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio.</p>
<div>VENDICARE &#8211; «È l&#8217;ora invece di dimenticare le lacrime, è l&#8217;ora di lottare per Paolo, lottare fino alla fine delle nostre forze, fino a che Paolo e i suoi ragazzi non saranno vendicati e gridare, gridare, gridare finchè avremo voce per pretendere la verità, costringere a ricordare chi non ricorda», prosegue Salvatore Borsellino.</p>
<table width="1" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td><img title=" Una foto di archivio di via D'Amelio dove il giudice Paolo Borsellino fu ucciso dalla mafia (Ansa)" src="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2007/07/24/0JLBU02A--140x180.jpg" alt=" Una foto di archivio di via D'Amelio dove il giudice Paolo Borsellino fu ucciso dalla mafia (Ansa)" width="140" height="180" align="right" border="0" /></td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>Una foto di archivio di via D&#8217;Amelio dove il giudice Paolo Borsellino fu ucciso dalla mafia (Ansa</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>POLITICI &#8211; Borsellino si chiede «dove sono le migliaia di persone che cacciarono e presero a schiaffi i politici che, scacciati dai funerali di Paolo, avevano osato andare nella Cattedrale di Palermo, davanti alle bare dei ragazzi morti insieme a lui, a fingere cordoglio e disputarsi i posti più in vista nei banchi della chiesa?». E ancora: «Dove sono le migliaia di giovani, di gente di tutte le età, che ai funerali di Paolo continuavano a gridare il suo nome, Paolo, Paolo, Paolo?». «Ricordi il presidente del Consiglio e ricordino tutti i politici &#8211; prosegue Salvatore Borsellino &#8211; che guidare l&#8217;Italia non è gestire un tesoretto, disquisire su scalini e scaloni, o azzuffarsi sugli interventi nelle missioni all&#8217;estero, e dimenticare che i veri problemi sono nel nostro stesso paese, in un Sud abbandonato alla mafia, alla camorra, alla ndrangheta».</p>
</div>
<div>GIOVANI &#8211; Quindi l&#8217;appello ai giovani: «Ricordate che non ci può essere una repubblica, non ci può essere una democrazia fondata sul sangue, fondata sui ricatti incrociati legati alla sparizione di un&#8217;agenda rossa e delle memorie di un computer e a quello che può esserci scritto o registrato. Ricordate che non basta cambiare nome ad un partito e poi, nel discorso programmatico del suo capo in pectore non sentire neanche pronunciare la parola mafia. Ricordate che il futuro è vostro e che ve lo stanno rubando».</div>
<div><span id="more-304"></span></div>
<div>L&#8217;AGENDA ROSSA &#8211; Torna in primo piano intanto la vicenda della scomparsa dell&#8217;agenda rossa del giudice ucciso in via D&#8217;Amelio. In merito, il gip di Caltanissetta Ottavio Sferlazza ha infatti indicato alla procura nuovi spunti di indagine. Nelle scorse settimane i pm avevano chiesto l&#8217;archiviazione del fascicolo iscritto a carico di ignoti per il reato di furto. Il giudice, però, si era opposto riservandosi ulteriori decisioni. Ora, con una ordinanza, il gip ha chiesto alla Procura di ricostruire cronologicamente le fasi successive all’esplosione dell’autobomba e di interrogare i due carabinieri ritratti in alcune foto in via D’Amelio il 19 luglio del 1992 accanto all’allora capitano, Giovanni Arcangioli che teneva in mano la borsa che avrebbe dovuto contenere l’agenda scomparsa e sulla quale, come abitudine, Borsellino segnava ogni cosa riguardasse appuntamenti, indagini e sue riflessioni. Arcagioli, che nel frattempo è diventato colonnello, è iscritto nel registro degli indagati a Caltanissetta per false dichiarazioni al Pm. Il Gip Sferlazza chiede anche ai Pm di Caltanissetta, inoltre, di accertare perché la relazione sulla scomparsa dell’agenda venne redatta solo a dicembre del 1992.</div>
<div>Ed ecco una lettera scritta dal fratello <strong>Salvatore Borsellino </strong>nel 2007, che aiuta a ricordare.</div>
<p><strong> 26.12.2007</strong></p>
<p><strong>Mi sento in dovere di aggiungere queste mie considerazioni personali alle dichiarazioni di mia sorella Rita, che ho sottoscritto insieme a tutta la famiglia Borsellino, sulla incredibile vicenda della possibile concessione della grazia ad un traditore dello Stato che finora ha scontato solo 7 mesi sui 10 anni di detenzione a cui e stato condannato in via definitiva dalla corte di Cassazione.</strong></p>
<p><strong>Personaggio sul quale pesano peraltro gravissimi sospetti, oggetto di indagini purtroppo ancora in corso dopo ben quindici anni, in merito alle telefonate intercorse, 80 secondi dopo la strage, tra il castello Utveggio, dal quale è probabilmente stato azionato il telecomando per l&#8217;esplosione dell&#8217;autobomba, da una utenza clonata instestata a Paolo Borsellino e l&#8217;utenza dello stesso Contrada.</strong></p>
<p><strong>Come risulta da carte processali &#8220;si segnala l&#8217;esigenza di approfondire ipotesi ed elementi sin qui trascurati, nella prospettiva di individuare complici e mandanti esterni all&#8217;associazione mafiosa. Si individua un cospicuo raggio di attività investigative aventi oggetto organismi e persone che potevano contare sulla disponibilità dei locali &#8230;, sede del Sisde, controllato a Palermo dal dottor Contrada&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Quella sede del Sisde smantellata pochi giorni dopo la strage perche evidentemente aveva esaurito il suo compito.</strong></p>
<p><strong>Basterebbero questi sospetti e l&#8217;esistenza di queste indagini per rendere inopportuna anche solo lipotesi della concessione della grazia ad un individuo sul quale pesano sospetti di questo genere ma per di più anche dal punto di vista tecnico mi risulta che per reati di mafia (compresi nell&#8217;elenco di cui all&#8217;art 4 bis ord.pen.) non è possibile nè la sospensione della pena nè le misure alternative tra cui la detenzione domiciliare, salvo non collaborino con la giustizia.</strong></p>
<p><strong> Non mi risulta che Bruno Contrada abbia mai mostrato lintenzione di collaborare con la Giustizia anzi ha sempre dichiarato sprezzantemente che mai e poi mai avrebbe presentato domanda di grazia e a questo punto risulta inverosimilie la celerita&#8217; senza precedenti con la quale il nostro custode della Costituzione abbia appoggiato la richiesta di grazia ed inoltrato la pratica al cosiddetto ministro di grazia e giustizia per un rapido espletamento dei passaggi necessari.</strong></p>
<p><strong><strong><img title="More..." src="https://giodabg.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></strong>In quanto alle pretese esigenze umanitarie e bene ricordare che il Giudice di Sorveglianza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere si e&#8217; pronunciato il 12 dicembre 2007 in maniera contraria alla possibilita&#8217; di differimento della pena detentiva del Contrada poiche&#8217; le patologie dello stesso potrebbero essere curate in carcere od in apposite strutture esterne.</strong></p>
<p><strong>Se peraltro tutti gli affetti di patologie come il diabete dovessero avanzare domanda di grazia per gli stessi motivi del Sig. Contrada ed ottenerla in tempi cosi rapidi il problema del sovraffollamento delle carceri italiane sarebbe rapidamente risolto.</strong></p>
<p><strong>Le attuali condizioni di salute del Sig. Contrada (o meglio del Dottor Contrada, come lo hanno sempre chiamato con rispetto molti affiliati a Cosa Nostra) sono peraltro deteminate da un sciopero della fame attuato da qualche giorni dallo stesso, e i suoi numerosi fratelli, piuttosto che accusare mia sorella Rita di scarsa umanità perche si oppone alla concessione della grazia farebbero bene ad impiegare le loro energlie a a convincere il proprio fratello  a ricominciare a nutrirsi, per i prossimi anni, di quello che il regime carcerario, a spese dei contribuenti italiani, gli passa.</strong></p>
<p><strong> Per sapere quello che mio fratello Paolo pensava di Bruno Contrada basta ricordare l&#8217;episodio, riportato in atti processuali, nel quale avendo Paolo sentito fare quel nome a tavola da un funzionario di polizia amico della figlia, era sobbalzato dicendo chi ti ha fatto quel nome, basta che può bastare pronunciarlo a sproposito per morire.</strong></p>
<p><strong>In quanto al cosiddetto ministro di grazia e giustiza non poteve che essere affidata ad un uomo come lui, che ha cosi bene portato a compimento i compiti di sottrarre inchieste scottanti ai loro giudici naturali, conditi da sottrazioni di incartamenti dalle casseforti del tribunale di incatamenti relativi a processi prima che al giudice che laveva in carico ne fosse conmunicata lavocazione, di portare  a termine questo compito.</strong></p>
<p><strong>Risulta cosi chiara la missione storica che lo stesso Mastella dichiara essergli stata affidata da Giulio Andreotti nel momento in cui, prima riluttante, fu convinto dallo stesso Andreotti, oltre che da Cossiga, ad accettare questo incarico.</strong></p>
<p><strong>                                                                                                     Salvatore Borsellino</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/304/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/304/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=304&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Giuseppe Ayala &#8211; Chi ha paura muore ogni giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 08:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte : http://www.sconfinare.net/?p=558 Chi ha paura muore ogni giorno “È bello morire per ciò in cui si crede: chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”: la frase di Paolo Borsellino da cui è significativamente tratto il titolo riassume perfettamente la vita di questi 2 grandi magistrati, incrollabilmente onesti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=313&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cdn.libriebit.com/wp-content/uploads/2011/05/chi-ha-paura-muore-ogni-giorno.jpg"><img class="alignleft" style="border:2px solid black;margin:10px;" title="Chi ha paura muore ogni giorno" src="http://cdn.libriebit.com/wp-content/uploads/2011/05/chi-ha-paura-muore-ogni-giorno.jpg" alt="" width="225" height="299" /></a>Fonte :<a href="http://www.sconfinare.net/?p=558" rel="bookmark"> http://www.sconfinare.net/?p=558</a></p>
<p><strong><a href="http://www.sconfinare.net/?p=558" rel="bookmark">Chi ha paura muore ogni giorno</a></strong></p>
<p><strong>“È bello morire per ciò in cui si crede: chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”</strong>: la frase di Paolo Borsellino da cui è significativamente tratto il titolo riassume perfettamente la vita di questi 2 grandi magistrati, incrollabilmente onesti e coerenti.</p>
<p>Giuseppe Ayala fu il loro più stretto collaboratore, a partire dalla costituzione del superpool all’interno della procura di Palermo fino a rappresentare l’accusa al maxiprocesso contro la mafia di fine anni ’80.</p>
<p>Lo stile scelto da Ayala è quello del racconto, condito da numerosi squarci sulla sua vita privata: questo libro infatti non è solo un doveroso ricordo dei suoi colleghi e amici Falcone e Borsellino, ma anche una maniera per Ayala di rispondere a tutte le malignità che i suoi avversari hanno continuamente insinuato sul suo conto e sulle loro iniziative in generale. Come scrive lui stesso: “Qualcuno ha scritto che, a 15 anni di distanza da quel tremendo 1992, Ayala ha pagato il torto di essere vivo”: questa frase condensa il dolore provato per tutte le umiliazioni che Ayala ha dovuto subire in dignitoso riserbo.</p>
<p>D’altronde, i grandi uomini hanno sempre molti nemici. Quando poi si vanno a toccare interessi di enorme portata, è ovvio che il minimo che ci si possa aspettare siano falsità e attacchi continui.</p>
<p><span id="more-313"></span>Forse Ayala, il miglior erede di quella grande esperienza civile che fu il maxiprocesso a Cosa Nostra, non avrebbe dovuto tacere e tenere gli occhi bassi, se il governo e la classe politica tutta avessero sostenuto lui (e anche Falcone e Borsellino, finché erano in tempo) o gli avessero riconosciuto tutti i meriti che gli spettavano. Il problema è che il supporto che lo Stato diede fu a tratti forte (durante il maxiprocesso vero e proprio, ad esempio), ma discontinuo: è Falcone stesso a dire che “Prima di tutto bisogna non essere soli…”, dopo l’omicidio di un mafioso, uno delle migliaia di omicidi che insanguinavano la Sicilia degli anni ’80. Soli come Dalla Chiesa, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici e molti altri, che non devono essere dimenticati e che Ayala ricorda dalla prospettiva unica di chi è stato protagonista di quelle vicende.</p>
<p>Già alla fine degli anni ’80, la classe politica italiana cominciò a intuire il disastro imminente di Tangentopoli: non era certamente il clima adatto per permettere di scavare più a fondo in quel mare di omertà e collusioni che avrebbe sicuramente affrettato una fine comunque inevitabile. L’istinto alla sopravvivenza prevalse sulla volontà di squarciare il velo di ipocrisia, quasi impenetrabile, che nascondeva le collusioni con la mafia: un comportamento umanamente comprensibile, certo, ma che ebbe conseguenze di portata incalcolabile. Sarebbe stata forse l’ultima occasione di dimostrarsi classe politica seria e responsabile (sia a sinistra che a destra) e non fu colta. L’amarezza di Ayala nel vedere lo smantellamento della struttura investigativa e processuale faticosamente messa in piedi assieme agli altri magistrati della Commissione Antimafia è grande, tanto più vedendo che a questo di accompagnava l’emarginazione sua e di Falcone e Borsellino, specie da parte dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura.</p>
<p>A che gli domandava perché fosse stato l’unico a sopravvivere alla mafia, Ayala rispondeva: “Mi ha salvato l’ENEL”: risposta provocatoria ma non troppo ed indicativa del processo di isolamento ed esclusione che Falcone, Borsellino e Ayala dovettero subire una volta che l’attenzione dei media e soprattutto la protezione delle istituzioni svanirono. Il fatto che Ayala fosse deputato a gestire pratiche irrilevanti non fece scattare la fatale combinazione di cui parlava Della Chiesa: essere personaggi scomodi, pericolosi, e soprattutto essere isolati. Ayala fu “depotenziato”: dalle pagine in cui affiora la stanchezza di una vita continuamente in tensione, con la paura di essere uccisi da un momento all’altro, si potrebbe pensare che sia stata una scelta in parte volontaria. Io, francamente, non posso certo biasimarlo.</p>
<p>Falcone e Borsellino, per quanto sfiduciati e depressi dalla cappa di ostilità che li copriva, furono più tenaci. Le conseguenze sono note: 23 Maggio e 19 Luglio 1992, l’Italia perde gli avvocati che tutto il mondo ci invidiava (tanto per dare una misura di questa ammirazione, nella scuola della CIA fu eretta una statua a Falcone!).</p>
<p>Non ci si può certo illudere che un problema enorme come quello della mafia abbia soluzioni facili. Osservando le cifre e studiandone le cause, ci si può facilmente abbandonare a un cinismo senza speranza riguardo alle possibilità di successo della lotta contro la mafia. Prima di leggere questo libro, non ero certo lontano da un simile pessimismo: ora non posso comunque abbandonare uno sguardo disincantato, però sento il dovere di continuare la lotta, assolutamente giusta, per rendere onore alla memoria di questi grandi uomini.</p>
<p>Un libro che vale più di 1000 lezioni di educazione civica e di discorsi ufficiali: se non si vuole perdere la speranza, quasi obbligatorio.</p>
<p>Federico Faleschini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/313/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=313&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fukushima: fusione nucleare sfiorata e 12 mila tonnellate d&#8217;acqua radioattiva in mare</title>
		<link>http://giodabg.wordpress.com/2011/05/25/fukushima-fusione-nucleare-sfiorata-e-12-mila-tonnellate-dacqua-radioattiva-in-mare/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 20:51:20 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://giodabg.wordpress.com/?p=299</guid>
		<description><![CDATA[Fonte: http://www.galileonet.it Lo abbiamo saputo solo ora, perché solo ora la Tepco – la Tokyo Electric Power Company che gestisce la centrale di Fukushima - ha reso pubblici dei nuovi rapporti relativi allo tsunami dell’11 marzo. Così, il 15 maggio il mondo ha potuto conoscere una versione  diversa da quella diffusa all’inizio: e cioè che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=299&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://www.galileonet.it/articles/4dda5c4172b7ab1dbd0000c9">http://www.galileonet.it</a></p>
<p><img class="alignleft" style="margin:10px;" src="http://static.youreporter.it/smart/image/e4d1a1189c58c6e84fc1f67ee0df5be1.jpg" alt="" width="339" height="184" />Lo abbiamo saputo solo ora, perché solo ora la <a href="http://www.tepco.co.jp/en/index-e.html" rel="nofollow">Tepco</a> – la <strong>Tokyo Electric Power Company</strong> che gestisce la <strong>centrale di Fukushima </strong>- ha reso pubblici dei nuovi <a href="http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/11051509-e.html" rel="nofollow">rapporti</a> relativi allo tsunami dell’11 marzo. Così, il 15 maggio il mondo ha potuto conoscere una versione  diversa da quella diffusa all’inizio: e cioè che durante il sisma, nei reattori 1, 2 e 3 è stata sfiorata la <a href="http://www.nytimes.com/2011/05/18/world/asia/18tepco.html" rel="nofollow">fusione completa</a> delle <strong>barre di uranio</strong>. Tutto sarebbe successo poche ore prima che il sistema di raffreddamento d&#8217;emergenza fosse messo fuori uso dall’onda distruttiva.</p>
<p>Secondo quanto si legge, dunque, il <strong>terremoto </strong>aveva danneggiato le linee elettriche della centrale <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-05-19/fukushima-may-have-leaked-radiation-before-quake.html" rel="nofollow">un&#8217;ora prima</a> dell&#8217;arrivo dello tsunami che avrebbe poi sommerso i generatori diesel di emergenza. Con tutti i sistemi di controllo fuori uso, l&#8217;uranio avrebbe dunque iniziato a surriscaldarsi, fino a raggiungere la soglia critica dei 2800°C. A questa temperatura, le barre di combustibile avrebbero iniziato a fondersi, colando nella parte inferiore dei tre reattori. In seguito, la fuga ad alta pressione di gas di idrogeno avrebbe innescato una violenta esplosione che ha danneggiato ulteriormente le strutture.</p>
<p><span id="more-299"></span>Come sappiamo, per i due mesi successivi la <strong>Tepco </strong>ha cercato di abbassare la temperatura delle barre di uranio pompando grandi quantità di acqua marina all&#8217;interno dei reattori. Ma le nuove rivelazioni mostrano tutti i lati negativi di questa strategia: i tecnici avrebbero infatti scoperto numerose falle alla base del reattore. Il timore è che buona parte del combustibile radioattivo – soprattutto quello del reattore 1 – sia ormai fuoriuscito dal basamento della centrale e sia arrivato <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/04/japan-nuclear-plant-release-radioactive-water" rel="nofollow">fino al mare</a>.</p>
<p>Per superare questi problemi, la società giapponese si è vista costretta a modificare in parte il <a href="http://www.tepco.co.jp/en/press/corp-com/release/betu11_e/images/110517e2.pdf" rel="nofollow">piano tecnico</a> per la messa in sicurezza della centrale: l&#8217;obiettivo è quello di costruire un nuovo sistema di raffreddamento a ciclo chiuso per ridurre le perdite d&#8217;acqua. In questo modo, verrebbe semplificata la gestione dei grandi volumi di liquido contaminato che vengono attualmente pompati fuori dai reattori surriscaldati. I serbatoi di stoccaggio della centrale non sono in grado di ospitare tutto il carico in uscita e, finora, l&#8217;unica soluzione adottata di tecnici è stata quella di sversare in mare ben 12 mila tonnellate d&#8217;<strong>acqua radioattiva</strong>.</p>
<p>Questi nuovi lavori verranno realizzati grazie al contributo del governo giapponese, che ha annunciato una <a href="http://www.businessweek.com/news/2011-05-13/japan-to-help-tepco-with-fukushima-payouts-s-p-lowers-rating.html" rel="nofollow">manovra finanziaria</a> per sostenere economicamente la Tepco. L&#8217;aiuto è mirato soprattutto a evitare il rischio di bancarotta per l&#8217;azienda di Tokyo, letteralmente sommersa dalle richieste di risarcimento da parte del settore pubblico e privato. Con il sostegno economico del governo, dunque, i tecnici cercheranno di raffreddare completamente il combustibile radioattivo contenuto nei reattori entro gennaio 2012, in modo da poterlo trasferire in un luogo più sicuro.</p>
<p>La costruzione di questi nuovi impianti di raffreddamento peserà interamente sulle spalle dei 630 operai specializzati già impegnati a contenere i danni subiti dalla centrale. Ma il prolungamento dei lavori potrebbe costituire un rischio ancora più elevato per la loro salute. E forse non basteranno le maschere e le tute di protezione già a loro disposizione, visto che nei corridoi che portano ai reattori, alcuni <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703509104576325110776621604.html" rel="nofollow">robot teleguidati</a> hanno rilevato livelli di radiazione pari a 2000 <strong>millisievert</strong> per ora (mSv/h). In condizioni tanto estreme, un essere umano subirebbe gravi danni all&#8217;organismo dopo appena pochi minuti di permanenza. Ciò nonostante, l&#8217;unica decisione presa dal Ministero della salute giapponese è stata quella di innalzare da 100 a 250 mSv il limite massimo di radiazioni a cui possono esporsi gli operai nel corso di un anno.</p>
<p>Nel frattempo, il 14 maggio scorso, l’impianto di <strong>Fukushima</strong> ha conosciuto la sua <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_mondo/05/14/visualizza_new.html_869938069.html" rel="nofollow">prima vittima</a> sul lavoro. Un operaio di 60 anni, svenuto improvvisamente nel corso delle operazioni, è morto poche ore dopo l&#8217;arrivo in ospedale. E anche se i medici non hanno riscontrato livelli di <strong>radioattività</strong> anomali nell’organismo, attribuendo le cause del decesso a un infarto, il fatto ha accresciuto la tensione già alta tra le squadre di tecnici dell&#8217;impianto. Nei giorni seguenti, molti degli operai hanno denunciato la mancanza di <a href="http://www.yomiuri.co.jp/dy/national/T110518006065.htm" rel="nofollow">misure precauzionali</a> necessarie a tutelare la loro salute. Fino ad oggi, solo il 10 per cento dei lavoratori avrebbe effettuato i test per valutare la contaminazione delle vie respiratorie. In condizioni di lavoro così incerte, i tecnici potrebbero avere serie difficoltà a completare la costruzione dei nuovi impianti di decontaminazione delle acque di raffreddamento, necessari per la messa in sicurezza dei reattori.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/299/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=299&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La Noche de los Libros-World Book Night : Mi piace da matti un mondo così</title>
		<link>http://giodabg.wordpress.com/2011/05/22/world-book-night-mi-piace-da-matti-un-mondo-cosi/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 16:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
				<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La Noche de los Libros La Noche de los Libros es una fiesta urbana que quiere acercar la literatura y los libros a todos los públicos, con un amplio programa de actividades ligadas a otras disciplinas creativas. Con el lema ¿ME REGALAS UN LIBRO? TE REGALO UN LIBRO, esta edición nace con el entusiasmo y [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=283&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.madrid.org/lanochedeloslibros/"><img class="alignleft" style="margin:10px;" title="la noches de los libros" src="http://www.lanochedeloslibros.com/ediciones/2011/imagenes/logo-noche-libros.gif" alt="" width="127" height="127" /></a></h1>
<h1>La Noche de los Libros</h1>
<p><strong>La Noche de los Libros</strong> es una fiesta urbana que quiere acercar la literatura y los libros a todos los públicos, con un amplio programa de actividades ligadas a otras disciplinas creativas. Con el lema <strong>¿ME REGALAS UN LIBRO? TE REGALO UN LIBRO</strong>, esta edición nace con el entusiasmo y la dedicación del sector del libro.</p>
<h1><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:10px;" title="World Book Night" src="http://www.genesis-publications.com/files/images/World-Book-Night.jpg" alt="" width="174" height="238" /></h1>
<h1></h1>
<h1></h1>
<h1>World Book Night, la catena dell&#8217;intelligenza</h1>
<h3>Nel giro di 24 ore un milione di libri è passato di mano in mano grazie all&#8217;iniziativa di librai e scrittori, da Edna O&#8217;Brien a Mark Haddon, da Roddy Doyle a Terry Pratchett. &#8220;Se la gente non legge il mondo diventa banale&#8221;.</h3>
<p>La catena dell’intelligenza è una fila di un milione di libri che nelle ultime ventiquattro ore sono passati di mano in mano attraversando le città dell’Irlanda e della Gran Bretagna. E’ una di quelle cose che si inventano gli inglesi e che si trasformano in una fiammata purificatrice, quello che uno spot televisivo di qualche anno fa avrebbe chiamato: contagio vitale. Visto da vicino fa effetto.</p>
<p>La storia è andata così. Una serie di librai indipendenti ha contattato ventimila cittadini comuni e quarantacinque scrittori affermati del Regno Unito. «Ci servono la vostra faccia e il vostro impegno». Per fare che cosa?, hanno chiesto quelli. «Per organizzare la prima World Book Night». Presentata così, come se fosse Sanremo. E in effetti in qualche modo lo è. Una grande festa, però più raffinata.</p>
<p><span id="more-283"></span>Gli scrittori sono rimasti perplessi, i librai sono andati a spiegare. Partendo dal governo Cameron, che ha tagliato i fondi alle amministrazioni locali del 25%. Il primo riflesso è stata la chiusura delle biblioteche di quartiere. Posti dove c’era la vita. E la gente. Un effetto domino che si è propagato come un blob velenoso da Londra a Newcastle nel giro di pochi mesi. Un ecatombe. Morale? «Inventiamoci un gioco per rilanciare la lettura. Ognuno di voi sceglie il libro che ha più amato leggere e ci segnala quello che vorrebbe regalare al proprio migliore amico. Noi apriamo dei banchetti di fianco agli ospedali, ai pub e agli istituti di accoglienza per senza tetto e li distribuiamo. Se venite anche voi è meglio». Loro hanno detto: d’accordo. E sono andati. Da Margaret Atwood ad Alan Bennett, da Roddy Doyle a Dave Eggers, da Terry Pratchett a Salman Rushdie. Qualche casa editrice ha storto la bocca: «Non è che così svuotiamo le librerie e vendiamo di meno?». «No, così le riempiamo e vendiamo il doppio. Non oggi, per dieci anni», ha risposto David Almond per tutti.</p>
<p>A Trafalgar Square, il cuore del capitale, hanno montato un tendone e gli scrittori si sono dati appuntamento lì, come se per tutta la vita non avessero aspettato altro, perché dare e ricevere libri è come consegnrare schegge di ricordi, accarezzarli, tenerli vivi mentre si pensa al futuro. In mezzo c’è il senso di ogni cosa. Salman Rushdie ha spiegato che il libro che lui vorrebbe ricevere e regalare è «Le mille e una notte», perché è il meglio delle sue radici e tiene dentro qualunque favola scritta sotto questo cielo. «La principessa Sheherazade è un’eroina senza tempo». Si è commosso. William Boyd regalerebbe Nabokov, mentre Roddy Doyle ha raccontato che da quarant’anni legge Dickens. «Ho cominciato da bambino. E quando scrivo penso a loro, ai più giovani, che sono i destinatari naturali di questa iniziativa. E’come seminare nello sterminato campo della loro sensibilità». Mark Haddon ha consigliato «Guns, Germs and Steel» di Jared Diamond. E Mohsin Amid, uno dei più citati con il suo «Fondamentalista Riluttante», ha scelto «Sostiene Pereira» dell’italiano Tabucchi. «C’è coraggio lì dentro. E poesia».</p>
<p>Edna O’Brien, vestita come alla prima della Scala, con i capelli appena gonfiati da un parrucchiere per dive, ha detto lapidaria: «Se la gente non legge il mondo diventa banale». Poi ha guardato fuori dal tendone e ha visto Trafalgar Square piena di mani che giravano pagine mentre la notte si appoggiava su Londra. Una fila infinta di gente con l’espressione estatica. Come se avessero preso tutti una droga buona, fatta di parole, di idee e di silenzio. Ha sorriso. «Vedete? Pensano. Mi piace da matti un mondo così».</p>
<p>FONTE: <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=322&amp;ID_articolo=33&amp;ID_sezione=713&amp;sezione=">http://www.lastampa.it/</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/283/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/283/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=283&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">World Book Night</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Centrali nucleari meglio a 20 km, a 80 km o a &#8230;.?</title>
		<link>http://giodabg.wordpress.com/2011/04/13/centrali-nucleari-meglio-a-20-km-a-80-km-o-a/</link>
		<comments>http://giodabg.wordpress.com/2011/04/13/centrali-nucleari-meglio-a-20-km-a-80-km-o-a/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 21:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giodabg.wordpress.com/?p=284</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è chi dice che poichè le centrali nucleari già ci sono in Francia e in Svizzera tanto vale metterle anche in Italia. Dalla lettura degli articolo che seguono si evince chiaramente che in caso di incidente una cosa è stare a a 20 km di distanza, una cosa è stare a 80 km e un&#8217;altra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=284&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi dice che poichè le centrali nucleari già ci sono in Francia e in Svizzera tanto vale metterle anche in Italia.</p>
<p>Dalla lettura degli articolo che seguono si evince chiaramente che in caso di incidente una cosa è stare a a 20 km di distanza, una cosa è stare a 80 km e un&#8217;altra ancora è stare dall&#8217;altra parte del pianeta!</p>
<p>Ecco gli articoli:</p>
<ol>
<li>Fonte: <a href="http://www.galileonet.it/articles/4db9187e72b7ab591e00008a">http://www.galileonet.it/</a></li>
<li>Fonte:  <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_12/giappone_livello_alzato_cenrale_fukushima_f3ee4a46-64c3-11e0-99a5-e45596b05597.shtml?fr=correlati">Corriere della Sera 13 aprile 2011</a></li>
</ol>
<h1><span id="more-284"></span></h1>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_aprile_12/giappone_livello_alzato_cenrale_fukushima_f3ee4a46-64c3-11e0-99a5-e45596b05597.shtml?fr=correlati">Corriere della Sera 13 aprile 2011</a></p>
<h1>È ufficiale: Fukushima come Chernobyl</h1>
<p><strong>Nuova scossa, evacuato l&#8217;impianto</strong></p>
<p><strong>Alzato il livello di gravità a 7, come nel disastro del 1986. «La fuoriuscita di radiazioni potrebbe essere superiore»</strong></p>
<table width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td>
<h3><img title="La centrale di Fukushima" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2011/04/12/fuku--180x140.JPG?v=20110412071647" alt="La centrale di Fukushima" width="180" height="140" align="left" border="0" /></h3>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<h3>La centrale di Fukushima</h3>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><strong> </strong>MILANO</strong>- L&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone ha alzato da 5 a 7 il livello di gravità della crisi nell&#8217;impianto nucleare di Fukushima Daiichi, che è ora lo stesso di quello del disastro di Chernobyl del 1986. Fukushima è l&#8217;impianto che più ha subito le conseguenze del terremoto, e soprattutto del successivo tsunami, dell&#8217;11 marzo scorso. Un funzionario della Tepco, la società che gestisce l&#8217;impianto, ha evocato addirittura la possibilità che i livelli di radioattività siano superiori: «La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente», ha spiegato, «e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl». Intanto una nuova cossa di magnitudo 6,3 (valutazione preliminare) è stata registrata nel pomeriggio di martedì (attorno alle 7 del mattino in Italia) Giappone, con epicentro proprio la prefettura di Fukushima. La Tepco ha ordinato ai lavoratori di evacuare l&#8217; impianto, all&#8217;interno del quale si è anche sviluppato un nuovo incendio, che è però stato rapidamente domato.</p>
<p><strong>IL NODO DELL&#8217;EVACUAZIONE &#8211; </strong> Gregory Jaczko, a capo della Nuclear Regulatory Commission (Ncr) statunitense, ha poi annunciato che non cambierà la raccomandazione secondo la quale i cittadini americani devono rimanere ad almeno <strong>80 chilometri </strong>dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Jaczko ha detto in un&#8217;intervista all&#8217;Associated Press che la crisi in Giappone rimane «statica» e che la situazione non è ancora stata stabilizzata. Il presidente della Nrc ha aggiunto che le condizioni nell&#8217;impianto di Fukushima non sono cambiate in maniera significativa negli ultimi giorni e le rivelazioni odierne della Tepco di fatto lo confermano. Jaczko ha detto che lui personalmente aveva preso la decisione sulla zona di sicurezza dal raggio di 80 chilometri dai reattori. Il governo giapponese ha fissato una zona di evacuazione dal <strong>raggio di 19 chilometri</strong> e le dichiarazioni di Jaczko hanno fatto nascere dei dubbi sulla fiducia degli Usa nella valutazione del rischio da parte delle autorità di Tokyo. Le quali, nell&#8217;ipotesi di estendere ulteriormente l&#8217;area da sgombrare, si ritroverebbero con un enorme problema sfollati, visto che <strong>un raggio più ampio di quello dell&#8217;attuale area di sicurezza creerebbe automaticamente decine di migliaia di sfollati</strong>.</p>
<p><strong><strong><!--more-->LA FUGA DI RADIAZIONI &#8211; </strong>Il sistema di raffreddamento della centrale nucleare, a seguito del sisma dello scorso 11 marzo, si è interrotto facendo aumentare la temperatura all&#8217;interno dei reattori e causando</strong>, per effetto dei problemi conseguenti, la fuoriuscita di radiazioni. La decisione è stata annunciata alla televisione nazionale da un funzionario della commissione per la Sicurezza nucleare. La quantità di radiazioni che fuoriescono dalla centrale, ha spiegato, è pari a circa il 10% di quella di Chernobyl. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dai funzionari Nisa, uno dei fattori alla base della decisione è che l&#8217;importo complessivo di particelle radioattive rilasciate nell&#8217;atmosfera dall&#8217;inizio della crisi ha raggiunto quantità tali da soddisfare un incidente di livello massimo sulla scala dell&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia atomica. A ciò si aggiunge, appunto, la dichiarazione della Tepco sui timori di un quantitativo di perdite radioattive che alla fine possa essere nel complesso superiore a quello registrato nel caso Chernobyl.</p>
<p>// <a href="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf?v=20110328145355">http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf?v=20110328145355</a></p>
<p><strong><strong>«GRAVE INCIDENTE» &#8211; </strong>Secondo l&#8217;Aiea di Vienna, il nuovo ranking significa un «grave incidente», con «conseguenze più ampie» rispetto al livello precedente</strong>. «Abbiamo alzato il livello di gravità a 7 perché la fuoriuscita di radiazioni ha avuto impatto nell&#8217;atmosfera, nelle verdure, nell&#8217;acqua di rubinetto e nell&#8217;oceano», ha detto Minoru Oogoda, della Nisa appunto. La revisione si è basata su un controllo incrociato e valutazioni dei dati sulle perdite di iodio-131 e cesio-137, ha spiegato un altro uomo Nisa, il portavoce Hidehiko Nishiyama. «Abbiamo evitato &#8211; ha continuato &#8211; di fare dichiarazioni finché non abbiamo avuto dati certi. L&#8217;annuncio è stato fatto adesso perché è stato possibile guardare e controllare i dati raccolti in due modi diversi», ovvero le misurazioni di Nisa da un lato e della commissione per la Sicurezza nucleare dall&#8217;altro. Nishiyama ha sottolineato che a differenza di Chernobyl non ci sono state esplosioni del nocciolo dei reattori dello stabilimento, anche se ci sono state esplosioni di idrogeno. «In questo senso &#8211; ha concluso &#8211; questa situazione è totalmente diversa da Chernobyl». Tuttavia la Tepco ha ammesso per bocca del portavoce Junichi Matsumoto che sono ancora in corso le operazioni per stimare la quantità totale di materiale radioattivo che potrebbe essere rilasciato nell&#8217;incidente e questa potrebbe addirittura superare quella di Chernobyl.</p>
<p>IL PREMIER &#8211; Nonostante l&#8217;innalzamento del livello di gravità dell&#8217;incidente di Fukushima il premier giapponese ha voluto rassicurare la popolazione spiegando che la situazione alla centrale nucleare di Fukushima «si sta stabilizzando passo dopo passo». Kan ha poi aggiunto che «le radiazioni stanno diminuendo».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.galileonet.it/articles/4db9187e72b7ab591e00008a">http://www.galileonet.it/</a></p>
<h2>Quanto dista la centrale nucleare</h2>
<div>di <a href="http://www.galileonet.it/authors/4d9319ee72b7ab1013000028">Chiara Pagnotti</a> | Pubblicato il 28 Aprile 2011 09:31</div>
<p><a href="http://www.nature.com/news/2011/110421/full/472400a/box/2.html"><img src="http://www.galileonet.it/turbo/thumbs/4db91fbe72b7ab591e00008e/detail-Mappa%20centrali%20.jpg" alt="Detail-mappa centrali " /></a></p>
<p>Quanto dista la nostra casa da un potenziale <strong>disastro nucleare</strong>? Ecco una delle domande che da ogni parte del mondo la gente si pone dopo <strong>Fukushima</strong>. Un&#8217;analisi effettuata grazie a <strong>Google Earth</strong> da <a href="http://declanbutler.info/blog/" rel="nofollow">Declan Butler</a>, giornalista di Nature e dal Ciesin (Center for International Earth Science Information Network) della Columbia University, prova a rispondere attraverso una mappa di <strong>211 centrali nucleari,</strong> accompagnata dai dati demografici delle singole aree.</p>
<p>I numeri che ne vengono fuori sono molto interessanti. Per esempio emerge che la densità demografica dei <strong>due terzi </strong>degli impianti al mondo superano di molto quella di Fukushima. Qui, nel raggio di 30 chilometri, abitavano <strong>172.000 </strong>abitanti, ora evacuati; <strong>21</strong> centrali hanno invece una popolazione superiore a <strong>un milione di persone</strong>, e sei superano i <strong>tre milioni</strong>. In particolare, si calcolano oltre <strong>8 milioni </strong>di abitanti in un raggio di 30 chilometri attorno alla centrale di Kanupp, in Pakistan; <strong>5,5 e 4,7 milioni</strong> attorno a due impianti nucleari a Taiwan, e <strong>28 milioni</strong> di abitanti in un raggio di 75 chilometri attorno a due centrali nucleari cinesi.</p>
<p>La mappa tridimensionale, consultabile direttamente sul sito di Nature, mostra dei pallini rossi, gialli e verdi. Quelli verdi rappresentano le centrali circondate dal minor numero di persone, ovvero poco meno di mezzo milione di abitanti in un raggio di 75 chilometri. I punti rossi, invece, sono i più popolati e indicano un numero superiore ai 20 milioni di persone.</p>
<p>La densità di popolazione intorno agli impianti è sicuramente un fattore di cui tenere conto quando si parla di sicurezza, perché permette di quantificare il danno in termini di perdite di vita, di salute e dell’habitat potenzialmente colpito. “La sicurezza dei reattori va valutata tenendo conto di dove questi si trovano”, puntualizza Laurent Stricker, ingegnere nucleare e presidente della World Association of Nuclear Operators (WANO).</p>
<p>Sempre in termini di sicurezza, è necessario ovviamente considerare numerosi altri fattori che possono aumentare il rischio di incidenti: la sismicità del territorio, la sua esposizione a tsunami, incendi, inondazioni o attacchi terroristici. Tuttavia, conclude Stricker, la valutazione dei rischi è così difficile che ogni azienda deve mettere in conto incidenti imprevisti.</p>
<p>Riferimento: <a href="http://www.nature.com/news/2011/110421/full/472400a.html" rel="nofollow">doi:10.1038/472400a</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/284/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=284&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">La centrale di Fukushima</media:title>
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			<media:title type="html">Detail-mappa centrali </media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Ma chi darà mai il voto a questi  &#8230;  Pdl Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro e Egidio Digilio di Fli</title>
		<link>http://giodabg.wordpress.com/2011/04/06/ma-chi-dara-mai-il-voto-a-questi-pdl-cristiano-de-eccher-fabrizio-di-stefano-francesco-bevilacqua-giorgio-bonacin-achille-totaro-e-egidio-digilio-di-fli/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 21:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte: Corriere della Sera 05 aprile 2011 «Abolire l&#8217;apologia di fascismo» Proposta Pdl al Senato. L&#8217;ira di Schifani:«Esterrefatto, va ritirato». Insorge il Pd: «Vergogna» CANCELLEREBBE la norma che vieta «la riorganizzazione» DEL PARTITO FASCISTA Schifani in un&#8217;immagine del 27 gennaio 2011 durante la visita nel campo di sterminio e di prigionia di Mauthausen nel Giorno della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=279&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>fonte: <a href="http://www.corriere.it/politica/11_aprile_05/ddl-partito-fascista_fd63f03e-5f97-11e0-a9b0-e35a83b9ad3b.shtml">Corriere della Sera </a><strong><a href="http://www.corriere.it/politica/11_aprile_05/ddl-partito-fascista_fd63f03e-5f97-11e0-a9b0-e35a83b9ad3b.shtml">05 aprile 2011</a></strong></h3>
<h3><span style="font-size:26px;">«Abolire l&#8217;apologia di fascismo»</span></h3>
<h2>Proposta Pdl al Senato. L&#8217;ira di Schifani:«Esterrefatto, va ritirato».  Insorge il Pd: «Vergogna»</h2>
<div id="content-to-read">
<p>CANCELLEREBBE la norma che vieta «la riorganizzazione» DEL  PARTITO FASCISTA</p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<table width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img title="Schifani in un'immagine del 27 gennaio 2011 durante la visita nel campo di sterminio e di prigionia di Mauthausen nel Giorno della Memoria (Ansa)" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2011/04/05/schif--180x140.JPG?v=20110405174516" border="0" alt="Schifani in un'immagine del 27 gennaio 2011 durante la visita nel campo di sterminio e di prigionia di Mauthausen nel Giorno della Memoria (Ansa)" width="180" height="140" align="left" /></td>
</tr>
<tr>
<td>Schifani in un&#8217;immagine del 27 gennaio 2011 durante la visita nel campo di  sterminio e di prigionia di Mauthausen nel Giorno della Memoria  (Ansa)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>MILANO</strong> &#8211; Un disegno di legge  costituzionale per abolire la norma che vieta «la riorganizzazione, sotto  qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» è stato presentato in Senato  dagli esponenti del Pdl Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco  Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro. In un primo momento il ddl  riportava anche la firma di Egidio Digilio di Fli, successivamente ritirata dopo  una telefonata con Bocchino.</p>
<p><strong>SCHIFANI</strong> &#8211; A quanto si apprende da ambienti vicini alla presidenza di  Palazzo Madama, il presidente del Senato, Renato Schifani, è rimasto sorpreso ed  esterrefatto dalla notizia relativa all&#8217;avvenuta presentazione in Senato di un  ddl costituzionale che, abolendo la XII norma transitoria della Costituzione,  non ponga più divieti alla riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del  disciolto partito fascista.<span id="more-279"></span> Il presidente del Senato, pur nel rispetto delle  loro prerogative costituzionali, avrebbe auspicato che i firmatari della  proposta possano rivedere la loro iniziativa. La proposta è stata presentata da  senatori ex An e Fli.</p>
<p><strong>LA PRECISAZIONE </strong>- Ma i firmatari poi precisano: «Nessuno di noi ha mai  pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla  storia. Il nostro ddl, infatti, si prefigge di intervenire su una norma  transitoria che per sua stessa natura era quindi destinata, secondo la volontà  dei padri costituenti, a valere per un tempo limitato». I senatori del gruppo  Pdl De Eccher, Di Stefano, Totaro, Bevilacqua, Giorgio Bornacin non demordono  nonostante l&#8217; invito del presidente del Senato a ritirare il contestato  provvedimento: «L&#8217;intendimento &#8211; aggiungono &#8211; è semplicemente quello di  intervenire su reati di opinione, tra l&#8217;altro non più attuali, in conformità a  quanto già proposto da tanti parlamentari liberali e antifascisti in tempi nei  quali le passioni ideologiche erano assai più vive di oggi».</p>
<p><strong>IL TESTO </strong>- Il testo si trova sul sito del Senato della Repubblica e  prevede l&#8217;«Abrogazione della XII Disposizione Transitoria e Finale della  Costituzione», che prevede il divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi  forma, del disciolto partito fascista. In base a questa disposizione, l&#8217;apologia  del fascismo costituisce reato in quanto promuove la riorganizzazione del  movimento fascista e denigra i valori di base della Costituzione. Per il  segretario del Pd Roma Marco Miccoli e di quello dei giovani democratici di Roma  Domenico Romano «questo ddl è inaccettabile e mette in risalto quanto questo  governo sia ben lontano dai valori incarnati dalla Costituzione. Non  permetteremo che questa vergogna venga portata a termine e chiediamo che questo  atto venga subito ritirato. In caso contrario ci mobiliteremo in tutta la  città».</p>
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<p><strong>FLI </strong>- Il Pdl «prenda le distanze» dai firmatari del ddl. Lo chiede  Alessandro Ruben del Fli. «Già in questo momento &#8211; spiega Ruben &#8211; è palese la  difficoltà del nostro Paese a livello internazionale e la semplice  presentazione, oltre che l&#8217;eventuale discussione, di un tale disegno di legge ci  trascina nel ridicolo ed è causa di un ulteriore danno all&#8217;immagine dell&#8217;Italia  e della sua classe politica». Un disegno di legge «scandaloso» e che «lascia  esterrefatti, tanto più che è stato presentato a pochi giorni dalle celebrazioni  per il 150 dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Nella storia del nostro Paese il ventennio  fascista non è stato una semplice parentesi, ma è stato un sistema di potere  basato su una ideologia razzista, di violenza anti democratica, di esibizione  guerresca ed espansionistica, di persecuzione del dissenso e di diffuso odio  antisemita». «Dovremmo invece preoccuparci di trovare &#8211; conclude &#8211; i giusti  strumenti legislativi per assicurare il diritto alla libertà di espressione, e  nel contempo di perseguire duramente i cattivi maestri negazionisti».</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Redazione online<br />
<strong>05 aprile 2011</strong>(ultima modifica: 06 aprile 2011)<a id="evid" href="http://www.corriere.it/politica/11_aprile_05/ddl-partito-fascista_fd63f03e-5f97-11e0-a9b0-e35a83b9ad3b.shtml#"><img title="Esplora il significato del termine: CANCELLEREBBE la norma che vieta «la riorganizzazione» DEL PARTITO FASCISTA «Abolire l’apologia di fascismo» Proposta Pdl al Senato. L’ira di Schifani:«Esterrefatto, va ritirato». Insorge il Pd: «Vergogna» CANCELLEREBBE la norma che vieta «la riorganizzazione» DEL PARTITO FASCISTA «Abolire l’apologia di fascismo» Proposta Pdl al Senato. L’ira di Schifani:«Esterrefatto, va ritirato». Insorge il Pd: «Vergogna»  Schifani in un’immagine del 27 gennaio 2011 durante la visita nel campo di sterminio e di prigionia di Mauthausen nel Giorno della Memoria (Ansa) MILANO - Un disegno di legge costituzionale per abolire la norma che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» è stato presentato in Senato dagli esponenti del Pdl Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro. In un primo momento il ddl riportava anche la firma di Egidio Digilio di Fli, successivamente ritirata dopo una telefonata con Bocchino.  SCHIFANI - A quanto si apprende da ambienti vicini alla presidenza di Palazzo Madama, il presidente del Senato, Renato Schifani, è rimasto sorpreso ed esterrefatto dalla notizia relativa all’avvenuta presentazione in Senato di un ddl costituzionale che, abolendo la XII norma transitoria della Costituzione, non ponga più divieti alla riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Il presidente del Senato, pur nel rispetto delle loro prerogative costituzionali, avrebbe auspicato che i firmatari della proposta possano rivedere la loro iniziativa. La proposta è stata presentata da senatori ex An e Fli. LA PRECISAZIONE - Ma i firmatari poi precisano: «Nessuno di noi ha mai pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla storia. Il nostro ddl, infatti, si prefigge di intervenire su una norma transitoria che per sua stessa natura era quindi destinata, secondo la volontà dei padri costituenti, a valere per un tempo limitato». I senatori del gruppo Pdl De Eccher, Di Stefano, Totaro, Bevilacqua, Giorgio Bornacin non demordono nonostante l’ invito del presidente del Senato a ritirare il contestato provvedimento: «L’intendimento - aggiungono - è semplicemente quello di intervenire su reati di opinione, tra l’altro non più attuali, in conformità a quanto già proposto da tanti parlamentari liberali e antifascisti in tempi nei quali le passioni ideologiche erano assai più vive di oggi». IL TESTO - Il testo si trova sul sito del Senato della Repubblica e prevede l’«Abrogazione della XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione», che prevede il divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In base a questa disposizione, l’apologia del fascismo costituisce reato in quanto promuove la riorganizzazione del movimento fascista e denigra i valori di base della Costituzione. Per il segretario del Pd Roma Marco Miccoli e di quello dei giovani democratici di Roma Domenico Romano «questo ddl è inaccettabile e mette in risalto quanto questo governo sia ben lontano dai valori incarnati dalla Costituzione. Non permetteremo che questa vergogna venga portata a termine e chiediamo che questo atto venga subito ritirato. In caso contrario ci mobiliteremo in tutta la città».  FLI - Il Pdl «prenda le distanze» dai firmatari del ddl. Lo chiede Alessandro Ruben del Fli. «Già in questo momento - spiega Ruben - è palese la difficoltà del nostro Paese a livello internazionale e la semplice presentazione, oltre che l’eventuale discussione, di un tale disegno di legge ci trascina nel ridicolo ed è causa di un ulteriore danno all’immagine dell’Italia e della sua classe politica». Un disegno di legge «scandaloso» e che «lascia esterrefatti, tanto più che è stato presentato a pochi giorni dalle celebrazioni per il 150 dell’Unità d’Italia. Nella storia del nostro Paese il ventennio fascista non è stato una semplice parentesi, ma è stato un sistema di potere basato su una ideologia razzista, di violenza anti democratica, di esibizione guerresca ed espansionistica, di persecuzione del dissenso e di diffuso odio antisemita». «Dovremmo invece preoccuparci di trovare - conclude - i giusti strumenti legislativi per assicurare il diritto alla libertà di espressione, e nel contempo di perseguire duramente i cattivi maestri negazionisti».  Redazione online 05 aprile 2011(ultima modifica: 06 aprile 2011)" src="http://dizionari.corriere.it/images/info.gif" border="0" alt="" /></a></p>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/279/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=279&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Esplora il significato del termine: CANCELLEREBBE la norma che vieta «la riorganizzazione» DEL PARTITO FASCISTA «Abolire l’apologia di fascismo» Proposta Pdl al Senato. L’ira di Schifani:«Esterrefatto, va ritirato». Insorge il Pd: «Vergogna» CANCELLEREBBE la norma che vieta «la riorganizzazione» DEL PARTITO FASCISTA «Abolire l’apologia di fascismo» Proposta Pdl al Senato. L’ira di Schifani:«Esterrefatto, va ritirato». Insorge il Pd: «Vergogna»  Schifani in un’immagine del 27 gennaio 2011 durante la visita nel campo di sterminio e di prigionia di Mauthausen nel Giorno della Memoria (Ansa) MILANO - Un disegno di legge costituzionale per abolire la norma che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» è stato presentato in Senato dagli esponenti del Pdl Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro. In un primo momento il ddl riportava anche la firma di Egidio Digilio di Fli, successivamente ritirata dopo una telefonata con Bocchino.  SCHIFANI - A quanto si apprende da ambienti vicini alla presidenza di Palazzo Madama, il presidente del Senato, Renato Schifani, è rimasto sorpreso ed esterrefatto dalla notizia relativa all’avvenuta presentazione in Senato di un ddl costituzionale che, abolendo la XII norma transitoria della Costituzione, non ponga più divieti alla riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Il presidente del Senato, pur nel rispetto delle loro prerogative costituzionali, avrebbe auspicato che i firmatari della proposta possano rivedere la loro iniziativa. La proposta è stata presentata da senatori ex An e Fli. LA PRECISAZIONE - Ma i firmatari poi precisano: «Nessuno di noi ha mai pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla storia. Il nostro ddl, infatti, si prefigge di intervenire su una norma transitoria che per sua stessa natura era quindi destinata, secondo la volontà dei padri costituenti, a valere per un tempo limitato». I senatori del gruppo Pdl De Eccher, Di Stefano, Totaro, Bevilacqua, Giorgio Bornacin non demordono nonostante l’ invito del presidente del Senato a ritirare il contestato provvedimento: «L’intendimento - aggiungono - è semplicemente quello di intervenire su reati di opinione, tra l’altro non più attuali, in conformità a quanto già proposto da tanti parlamentari liberali e antifascisti in tempi nei quali le passioni ideologiche erano assai più vive di oggi». IL TESTO - Il testo si trova sul sito del Senato della Repubblica e prevede l’«Abrogazione della XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione», che prevede il divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In base a questa disposizione, l’apologia del fascismo costituisce reato in quanto promuove la riorganizzazione del movimento fascista e denigra i valori di base della Costituzione. Per il segretario del Pd Roma Marco Miccoli e di quello dei giovani democratici di Roma Domenico Romano «questo ddl è inaccettabile e mette in risalto quanto questo governo sia ben lontano dai valori incarnati dalla Costituzione. Non permetteremo che questa vergogna venga portata a termine e chiediamo che questo atto venga subito ritirato. In caso contrario ci mobiliteremo in tutta la città».  FLI - Il Pdl «prenda le distanze» dai firmatari del ddl. Lo chiede Alessandro Ruben del Fli. «Già in questo momento - spiega Ruben - è palese la difficoltà del nostro Paese a livello internazionale e la semplice presentazione, oltre che l’eventuale discussione, di un tale disegno di legge ci trascina nel ridicolo ed è causa di un ulteriore danno all’immagine dell’Italia e della sua classe politica». Un disegno di legge «scandaloso» e che «lascia esterrefatti, tanto più che è stato presentato a pochi giorni dalle celebrazioni per il 150 dell’Unità d’Italia. Nella storia del nostro Paese il ventennio fascista non è stato una semplice parentesi, ma è stato un sistema di potere basato su una ideologia razzista, di violenza anti democratica, di esibizione guerresca ed espansionistica, di persecuzione del dissenso e di diffuso odio antisemita». «Dovremmo invece preoccuparci di trovare - conclude - i giusti strumenti legislativi per assicurare il diritto alla libertà di espressione, e nel contempo di perseguire duramente i cattivi maestri negazionisti».  Redazione online 05 aprile 2011(ultima modifica: 06 aprile 2011)</media:title>
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		<title>Nord Africa 2011 &#8211; Blogger del mondo arabo alla ribalta</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 16:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
				<category><![CDATA[futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[fonte: http://ec.europa.eu/ Blogger del mondo arabo alla ribalta di Pierdavid Pizzochero Mai come in questo periodo, in Egitto come in Tunisia, in Libia come in Algeria, il ruolo svolto dai blogger, che a loro rischio e pericolo hanno diffuso in Rete video, articoli e foto, è stato decisivo per comunicare in modo alternativo con una parte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=272&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fonte: <a href="http://ec.europa.eu/italia/newsletters/roma/30_giorni/articles/pizzochero_16_it.htm">http://ec.europa.eu/</a></p>
<h2>Blogger del mondo arabo alla ribalta</h2>
<div>
<p><em>di Pierdavid Pizzochero</em></p>
<p>Mai come in  questo periodo, in Egitto come in Tunisia, in Libia come in Algeria, il  ruolo svolto dai blogger, che a loro rischio e pericolo hanno diffuso in  Rete video, articoli e foto, è stato decisivo per comunicare in modo  alternativo con una parte importante dell&#8217;opinione pubblica.</p>
</div>
<p>Gli  attivisti online, spesso giovani e spesso donne, sono riusciti a  denunciare e a documentare le violazioni dei diritti umani commesse  dalle polizie dei regimi del Maghreb e del Mashrek. Per capire meglio il  fenomeno-blogger, abbiamo intervistato Carolina Popolani, che in Egitto  è andata per girare &#8220;Cairo Downtown&#8221;, documentario sui blogger.</p>
<p><strong>Popolani, ci può tracciare un ritratto ideal-tipico del blogger egiziano?</strong></p>
<p>Non  esiste un vero e proprio ritratto: c&#8217;è lo studente, l&#8217;operaio,  l&#8217;ingegnere, la giornalista, il creatore di siti; c&#8217;è il laico, il  copto, il fratello musulmano, il comunista, quello che scavalca il muro a  Rafah&#8230; Quello che li accomuna, in ogni caso, è questa energia  incredibile che li fa passare dal computer alla piazza, sfidando  qualsiasi pericolo.</p>
<p><strong><span id="more-272"></span>In un  Paese come l&#8217;Egitto, dove la libertà di informazione non è mai stata un  diritto pienamente garantito, quanto rischiava un blogger nell&#8217;esercizio  delle sue funzioni?</strong></p>
<p>In  Egitto la questione della libertà di espressione è complessa. Mi  riferisco a prima della caduta di Mubarak: non si può dire che non ci  sia, soprattutto dopo aver letto Palazzo Yacoubian o Taxi. Ci sono  editori indipendenti che pubblicano romanzi,  giornali o riviste in cui  l&#8217;informazione è abbastanza libera e indipendente, molto lontana dalla  stampa governativa o dalla TV di stato. Il motto comunque era “tu scrivi  quello che vuoi, tanto noi faremo come ci pare”. Un limite, però,  c&#8217;era: lo scritto non doveva incitare all&#8217;azione, altrimenti si aprivano  subito le porte della prigione. Così è accaduto a molti blogger, che  non si limitavano a stare davanti ad un computer, ma poi scendevano in  piazza.</p>
<p><strong>Quali  erano, prima che scoppiassero i moti di piazza che hanno obbligato Hosni  Mubarak alle dimissioni, gli obiettivi polemici più ricorrenti nei  blog?</strong></p>
<p>I  blogger appartengono ad una generazione che ha vissuto sempre sotto il  regime di Mubarak, ma forse attraverso la Rete hanno capito che anche  per loro un altro mondo era possibile. La loro lotta si concentrava  soprattutto contro le leggi di emergenza in vigore da trent&#8217;anni, che  non avevano più ragione di esistere, ma che servivano a mantenere il  potere del rais e uno stato di polizia che poteva abusare di chiunque.  Quindi tutti lottavano contro la violazione dei diritti umani, poi  ognuno di loro seguiva i problemi presenti nella realtà locale in cui si  trovava: corruzione, abusi sessuali, licenziamenti, inquinamento. Il  tutto con molta apprensione per un Paese ridotto ormai alla fame. Quello  che li accomunava era il bisogno disperato di democrazia, erano  disposti a pagare qualsiasi prezzo pur di raggiungerla. In questo modo  sono diventati un movimento spontaneo e assolutamente trasversale.  Questo li ha tenuti sempre molto uniti sia tra di loro che con il resto  della popolazione che poi si è ribellata.</p>
<p><strong>In che modo i blogger sono riusciti a diventare una spina nel fianco del regime egiziano?</strong></p>
<p>Fin  dall&#8217;inizio lo sono stati. La loro diffusione, iniziata verso la fine  del 2004, ha colto il potere completamente impreparato. La polizia  sentiva parlare di loro, ma spesso non sapeva neanche che cosa fosse un  blog. Fino a quando non sono stati creati degli uffici speciali che  dovevano monitorare la rete, ma riuscivano a fare ben poco. E intanto  l&#8217;attivismo della rete proliferava. Pensavano che, arrestandone alcuni e  torturandoli, avrebbero dato una lezione a tutti, ma questo non  succedeva, anzi si rafforzava l&#8217;indignazione. Per esempio quando c&#8217;è  stato lo sciopero del 6 aprile 2008 organizzato su Facebook, hanno  arrestato i creatori del gruppo e uno di loro, Ahmed Maher, è stato  torturato una notte intera. Volevano sapere quale fosse la password del  gruppo, mentre lui invano spiegava loro che non esiste una password per  un gruppo. C&#8217;è quella dell&#8217;accesso personale ma non del gruppo.</p>
<p><strong>Quanto  incide il digital divide in Egitto? Quanti sono i cittadini egiziani che  hanno accesso ad Internet? I blogger puntano a mobilitare più  l&#8217;opinione pubblica interna o quella internazionale?</strong></p>
<p>In  Egitto più di 15 milioni di persone navigano regolarmente su una  popolazione di 80 milioni e un tasso di analfabetismo che si aggira  intorno al 25 %. Non tutti hanno un computer in casa, tuttavia Internet è  diffusissimo, ci sono moltissimi Internet Café e non esiste locale che  non abbia la connessione wi-fi. Quindi i giovani hanno moltissime  possibilità per stare in Rete.</p>
<p>Per  quanto riguarda invece l&#8217;obiettivo dei blogger, sono molto concentrati a  muovere l&#8217;opinione pubblica interna, più che quella internazionale,  anzi molti di loro cercano di non toccare affatto questioni di politica  internazionale, anche quando si tratta dei &#8220;vicini&#8221;  come Israele e  Palestina. Il loro obiettivo principale è cambiare il Paese, un Paese  che amano profondamente. Questo non toglie che siano diventati famosi a  livello internazionale e che vengano invitati in giro per il mondo per  seminari e conferenze.</p>
<p><strong>Il suo  &#8220;Cairo Downtown&#8221;, che sarà presentato a Roma sabato 26 al Circolo degli  Artisti alle 20h30, si conclude con una folla impazzita che abbatte una  gigantesca foto di Mubarak nel corso di una manifestazione. Un finale  dal sapore quasi profetico. Lei avrebbe previsto una fine del regime in  tempi così brevi? </strong></p>
<p>L&#8217;episodio  che lei cita si riferisce allo sciopero generale del 6 aprile 2008.  Quello sciopero secondo me può essere considerato la prova generale  della rivolta iniziata il 25 gennaio 2011. In una città del nord,  Mahalla, famosa per i suoi cotonifici dove lavorano decine di migliaia  di operai, era stato indetto uno sciopero per protestare contro i salari  bassi. I blogger, quando lo hanno saputo, hanno pensato di estendere lo  sciopero a tutto il paese, sempre più stremato dalla fame, e lo hanno  fatto tramite Facebook. Il risultato è stato incredibile perché  l&#8217;adesione è stata massiccia, tanto che loro stessi si sono spaventati.  In seguito a quello sciopero, è nato il movimento 6<sup>th</sup> of April Youth Movement, oggi molto attivo.</p>
<p><strong>Che cosa l&#8217;ha colpita di più nei blogger che ha conosciuto?</strong></p>
<p>Il  loro coraggio. Non c&#8217;è niente che li possa fermare, hanno affrontato  licenziamenti, minacce, prigione, torture e lo raccontano come se  fossero andati a fare un viaggio. Non hanno paura di niente, e questa è  una realtà talmente lontana da noi che mi riusciva difficile da  immaginare. Per esempio, se a me qualcuno dicesse &#8220;cancella quello che  hai scritto o modificalo, altrimenti perdi il tuo posto di lavoro&#8221;, ci  penserei a lungo prima di oppormi e mettere a rischio la mia famiglia.  Loro no.</p>
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		<title>Quando l&#8217;ultimo albero &#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 21:47:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro. La nostra terra vale più del vostro denaro. E durerà per sempre. Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco. Finchè il sole splenderà e l’acqua scorrerà, darà vita a uomini e animali. Non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=268&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignright" title="Piedi Neri" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/71/Chief_Crowfoot.jpg/200px-Chief_Crowfoot.jpg" alt="" width="200" height="253" />“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,</em><br />
<em>l’ultimo fiume avvelenato,</em><br />
<em>l’ultimo pesce pescato,</em><br />
<em>vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.</em><br />
<em>La nostra terra vale più del vostro denaro.</em><br />
<em>E durerà per sempre.</em><br />
<em>Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco.</em><br />
<em>Finchè il sole splenderà e l’acqua scorrerà,</em><br />
<em>darà vita a uomini e animali.</em><br />
<em>Non si può vendere la vita degli uomini e degli animali;</em><br />
<em>è stato il Grande Spirito a porre qui la terra</em><br />
<em>e non possiamo venderla</em><br />
<em>perchè non ci appartiene.</em><br />
<em>Potete contare il vostro denaro</em><br />
<em>e potete bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa,</em><br />
<em>ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia</em><br />
<em>e i fili d’erba della nostra terra.</em><br />
<em>Come dono per voi vi diamo tutto quello che abbiamo</em><br />
<em>e che potete portare con voi,</em><br />
<em>ma la terra mai.”</em></p>
<p>Sahpo Muxika / Piede di Corvo (ex capo della tribù Piedi Neri / Pikàni, nativi americani)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giodabg.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giodabg.wordpress.com/268/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=268&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Don Sergio Colombo &#8211; LA VITA SPIRITUALE</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 15:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
				<category><![CDATA[educare]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
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		<description><![CDATA[31 maggio 2009 Omelia don Sergio Colombo per Pentecoste &#8211; (QUI in versione mp3) Di questo immenso mistero dell&#8217;azione dello spirito di Dio nel mondo, che suscita tutti gli affetti buoni, tutte le parole giuste, tutti i sentimenti Umani e che lavora per raccogliere le tragiche e splendide storie degli uomini, per portarle nella casa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=262&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->31 maggio 2009</p>
<p>Omelia don Sergio Colombo per Pentecoste &#8211; (<a href="http://www.redonanet.com/parrocchia/omelie/09_05_31_I.wma" target="_blank">QUI in versione mp3</a>)</p>
<p>Di questo immenso mistero dell&#8217;azione dello spirito di Dio nel mondo, che suscita tutti gli affetti buoni, tutte le parole giuste, tutti i sentimenti Umani e che lavora per raccogliere le tragiche e splendide storie degli uomini, per portarle nella casa di Dio.</p>
<p>Di questo mistero che noi celebriamo oggi e che è stato affidato alla Chiesa nella Pentecoste, che è la costituzione nel mondo del sacramento, del segno, di questa opera universale dello Spirito a favore di tutti gli uomini.</p>
<p>Noi siamo qui questa mattina a ricordarci della promessa di Gesù, siamo qui a celebrare il dono dello Spirito a nome di tutto il mondo. E&#8217; commovente questo rito.</p>
<p>Di questo grande mistero io vorrei questa mattina suggerirvi qualche riflessione in rapporto ad alcune cose che vengono sollecitate in noi da questa iniziativa di Dio.</p>
<p>Riflessione su quella che noi chiamano la <strong>vita spirituale</strong>, partendo da questa fede di fondo, dalla convinzione che la nostra vita è un&#8217;alleanza con Dio. Dio è legato a noi, lavora con noi, lavora dentro di noi, noi ci capiamo poco, ma questo è il punto di partenza della fede cristiana, Dio e noi stiamo facendo insieme qualcosa in questo mondo.</p>
<p><span id="more-262"></span>A partire dall&#8217;Adamo, dalla terra, dall&#8217;animale terreno Dio lavora dentro di noi, per fare di noi delle creature speciali che assomiglino sempre più a lui, per fare delle creature di terra dei suoi figli o se volete vorrebbe che diventassimo uomini nella maniera che lui sta sognando. Questa è l&#8217;opera dello spirito di Dio,</p>
<p>Questo lavoro la Bibbia lo esplicita in questi termini, questo lavoro che Dio fa con noi e dentro di noi, viene fatto dallo spirito, è frutto di un dono dello Spirito, in due atti che poi sono strettamente uniti. I nostri discorsi mettono insieme le immagini, le parole, quindi anche nella bibbia il dono dello spirito ha come due gradini, due atti: lo spirito creatore: Dio che soffia dentro l&#8217;Adamo facendone un essere vivente, la nostra umanità è soffiata dentro dallo spirito creatore e lo spirito redentore, lo spirito che Gesù Cristo ci comunica nella sua morte e resurrezione, la salvezza cristiana.</p>
<p>Dio soffia in noi il suo spirito in Gesù, abbiamo intuito nella forma della sua parola, il figlio, perché la nostra carne (l&#8217;Adamo) si configuri alla sua parola, al figlio prediletto.</p>
<p>Ecco perché la bibbia parla della procreazione dell&#8217;uomo, ma anche dell&#8217;incarnazione del figlio come opera dello spirito, ed è la configurazione nostra a Gesù, di cui seguiamo la via, come il dono dello spirito.</p>
<p>La resurrezione di Gesù il soffio che fa vivere Gesù è il soffio che ci viene comunicato quello che celebriamo, il dono dello spirito santo.</p>
<p>Si capisce perché Gesù nel testamento insista a dire vi lascerò, io me ne vado, ma vi lascio il dono dello spirito il quale vi farà capire la verità tutta intera, e la verità tutta intera è la verità di Gesù, cioè la pienezza della nostra umanità ricevuta da Dio, questa è la verità di Gesù.</p>
<p>L&#8217;azione di Dio e il diventare uomini da parte nostra, vanno insieme, questo è il mistero di Gesù.</p>
<p>La parola di Dio si incarna nella misura in cui l&#8217;uomo diventa come Dio, nella misura in cui l&#8217;uomo diventa uomo.</p>
<p>Questa parola che Dio ci ha rivolto in maniera definitiva in Gesù, ma che soffia nel cuore di ogni uomo. “Dio ti ama” questa è la parola di Dio, Dio ti ama, fidati dell&#8217;amore, lasciati andare, lasciati amare e ama, fidati di questa avventura che Dio ti propone.</p>
<p>Questa parola soffiata in noi dallo spirito ci resuscita dai morti, ci rende creature filiali, risuscitandoci dai morti e quindi incamminandoci nella resurrezione.</p>
<p>Cantavamo la notte di Pasqua: “svegliati tu che dormi, alzati dai morti e Cristo ti illuminerà”, questo è l&#8217;inno battesimale.</p>
<p>La pasqua celebra il battesimo, l&#8217;illuminazione di questo animale di terra, Adamo, che di fronte al mistero, alla luce, alla parola di Dio che è Gesù viene illuminato. Questo è il battesimo.</p>
<p>Solo che questa parola o questa luce, l&#8217;abbiamo celebrata nella forma della luce anche la notte di Pasqua e adesso la luce si diffonde nelle fiammelle della pentecoste, si comunica.</p>
<p>La liturgia lavora su questi simboli.</p>
<p>Questa parola che vuole risvegliarci, passa attraverso l&#8217;opacità della nostra carne, e allora lì nasce l&#8217;impresa nostra di diventare uomini in risposta a questa parola a questa chiamata, a questo regalo e attraversa la nostra carne che è opaca, che è piena di tante altre tensioni, che fa difficoltà a obbedire a questa parola.</p>
<p>Si mescola questa parola alle nostre passioni, abbiamo sentito nella seconda lettura, nei discorsi del mondo, è confusa nei rumori, nelle agitazioni, nella polvere del mondo.</p>
<p>Allora la vita spirituale che parte da questo dono dall&#8217;alto,è poi chiamata in realtà a rispondere, a fare posto dentro la carne allo spirito.</p>
<p>Quindi la vita spirituale suppone uno svezzamento dell&#8217;animale umano, un&#8217;educazione per fare spazio dentro di noi a questa parola, che è quello che noi diciamo la cura della vita interiore, dell&#8217;anima. Allargare lo spazio nella profondità della carne, l&#8217;educazione al silenzio , al ritorno su di sé, all&#8217;interiorità, ai sensi spirituali, perché i nostri occhi, le nostre mani, la nostra bocca, il nostro udito, il nostro naso diventino capaci di annusare, di gustare, di vedere le cose spirituali, questo è diventare uomo.</p>
<p>Quindi essere cristiani, non può consistere solo nel proclamare la parola “Dio ci dà lo spirito”, ma bisogna lavorare con un paziente lavoro di educazione, creare in noi le condizioni di accoglienza di questa parola, aprire uno spazio di interiorità e custodirlo, in cui la parola possa abitare, possa stare. Ricordate tutte i discorsi di Gesù io voglio rimanere in voi, voglio restare in voi, il padre mio verrà da voi. Però bisogna trovare una sedia un tavolo una casa dentro perchè se uno è tutto proiettato fuori, se è animalescamente buttato sui bisogni sulle distrazioni, il Signore non può venire ad abitare.</p>
<p>Che è tutto il tema delle parabole di Gesù, della prima parabola di Gesù dove paragona il suo lavoro nel mondo come quello del seminatore, poi però il seme che cade, se cade su un terreno sassoso non ha radici in se stesso e quindi allude a questo uomo del momento, a questo uomo sterile, volatile, distratto senza interiorità in cui il seme non attecchisce.</p>
<p>Allora, se questo è pressapoco il punto di partenza della vita spirituale, vista dalle due facciate per ciò che fa Dio e per ciò che dobbiamo fare noi, allora sarebbe interessante provare a discutere insieme sulle condizioni di vita, sul modo nostro di mettere insieme le nostre giornate, sul modo di respirare, di guardare, di muoverci, per capire che ne è della nostra vita spirituale perché io ho un po&#8217; di timore che questo nostro modo di vivere esasperato, di voglie, di consumi, di pubblicità, di corse, di distrazioni, di parole vuote, false, che vogliono solo prevaricare, non gliene frega più a nessuno di dire parole vere, gli interessa solo di dire parole che convincano gli altri, che li imbrogliano anche.</p>
<p>Sono convito che in questo clima la vita spirituale rischi di essere sterilizzata e se noi educatori, genitori, adulti oltre all&#8217;inglese e al computer, sacrosanti se ti vuoi muovere in questa società, se ci prendessimo cura un po&#8217; di più delle profondità umane o dell&#8217;anima, cura totalmente estranea alla preoccupazioni della nostra società. Al massimo ci sono le palestre, c&#8217;è la ginnastica aerobica, ci sono tutti i metodi per stare in benessere, ma <strong>l&#8217;anima è un&#8217;altra cosa, è un&#8217;altra cosa</strong>.</p>
<p>Io provo, arrischiando, ad indicare alcuni livelli di un&#8217;interiorità che andrebbe curata. Queste sono questioni di civiltà, sono questioni dell&#8217;Adamo, sono questioni di umanità della nostra società, senza le quali il cristianesimo scompare, non trova terra, non si incarna.</p>
<p>Il primo livello, ne indico due o tre, è quello che, non so come chiamarlo, la dote psichica di ogni persona, il patrimonio di anima, chiamiamolo così, anche qui mi pare con tanta scuola che noi offriamo, con tante possibilità di conoscenza, noi troviamo sempre più un nuovo tipo di uomo. Se voi guardate i nostri figli, ma perché loro sono più immediati nell&#8217;esprimere questo, ma mi pare che sia così anche negli adulti, cioè io vedo che sta calando la capacità di avere delle parole, di avere delle parole sensate per nominare le cose, per leggere il mondo, per situare la traiettoria, il senso di alcune cose.</p>
<p>Anzitutto la tua posizione, per sfuggire a questo spendere l&#8217;io nell&#8217;istante, nell&#8217;immediato, per non essere preda dell&#8217;emozione, senza riuscire a dire niente di ciò che si sente.</p>
<p>E&#8217; tipico tra noi oggi che si comunichi per mugugni, per qualche segno sul muro, per qualche gesto, stiamo smettendo di essere capaci di parlare.</p>
<p>Quindi questo <strong>primo livello della cura dell&#8217;anima</strong> è quello che si dedica ad imparare a pensare, a riflettere, ad ascoltare, a capire, a capire, a porre delle domande sulle cose, sulla vita, sull&#8217;amore, sulla morte.</p>
<p>Abbiamo da tre quattro secoli dichiarato che diventavamo uomini adulti, uscivamo dalla stato di minorità in cui la chiesa, l&#8217;autorità ci diceva che cosa era la verità, volevamo pensare da noi. Credo che la prima condizione per diventare adulti è uscire proprio dalla dipendenza dalle emozioni, dalle mode, dai conformismi per accedere all&#8217;autonomia.</p>
<p>Questo è il primo livello e se fosse veramente così c&#8217;è da aver paura per la sopravvivenza dell&#8217;uomo.</p>
<p>Questo è il primo grado della spiritualità.</p>
<p>Il secondo livello dell&#8217;interiorità, della vita interiore è quello della coscienza morale la crisi morale che stiamo vivendo, che colgo soprattutto in questa dimensione di fondo la difficoltà a tener fede al patto di amicizia tra noi.</p>
<p>Qui c&#8217;è un individualismo, ognuno fa i cavoli suoi, nessuno si preoccupa di una sincerità e verità dei rapporti, anzi c&#8217;è una prevaricazione di forza.</p>
<p>La nostra difficoltà a tener vivo il patto con il quale ci leghiamo per vivere insieme con gli altri.</p>
<p><strong>La giustizia, non la furbizia, la giustizia</strong> che vuol dire considerare tutti come persone decenti, rispettabili, degne di amicizia, considerare l&#8217;umanità di ogni uomo.</p>
<p>Non, se tanti sono con me e tanti conte. Se raggiungo quella roba, no, no ci perdiamo su quelle strade lì, è immorale, <strong>l&#8217;anima si stringe</strong>.</p>
<p>Il patto familiare, il patto generazionale, educativo, il patto sociale e politico, il patto di amicizia con il prossimo, la capacità di costruire questo patto sull&#8217;interdetto, su quanto ci diciamo insieme, sulla parola scambiata, affidabile, affidabile e su ciò che questo proibisce, perché interdetto vuol dire ciò che ci diciamo tra noi e ciò che non ti permette di fare tutto, di dire tutto.</p>
<p>La capacità di legarci tra noi in una legge a cui riconosciamo un diritto assoluto di rispetto perché è scritta nel cuore come segno irrecusabile della nostra trascendenza cioè del fatto che nessuno di noi è la sua origine, nessuno di noi può dire è così perché lo voglio io. Non è più l&#8217;uomo quello.</p>
<p>Ognuno di noi non è la sua origine, ma ciascuno si riconosce originato da una parola, da un promessa, che ci chiama continuamente a cercare la nostra umanità.</p>
<p>L&#8217;interiorità psichica che è mantenere gli strumenti della nostra umanità che è la capacità di dar parola, l&#8217;interiorità morale.</p>
<p>Terzo l&#8217;educazione dei sensi, che è fondamentale senza i quali la nostra volontà è vuota, Cos&#8217;è che in realtà ci da questa forza di legarci, di metterci in marcia, di cercare la nostra umanità di custodire la nostra spiritualità che cosa è che ci da&#8217; questa forza: noi diciamo che è l&#8217;amore.</p>
<p>Ma che cosa vuol dire amore. E&#8217; l&#8217;amore che muove in profondità la volontà, ma in profondità vuol dire che c&#8217;è tutta la dimensione dell&#8217;affettività, dei desideri, delle passioni. Soprattutto lì si diventa uomini ed è lì che Dio, abbiamo sentito la seconda lettura, fa arrivare il suo spirito per risvegliare nei nostri sensi il desiderio delle realtà spirituali. Questa sensibilità ai valori dello spirito ha bisogno anch&#8217;esso di essere educato perchè le passioni brutali che sono così di moda,  le emozioni immediate, il sentire superficialmente un&#8217;emozione, una scarica sono come bestie selvagge.</p>
<p>Le emozioni a questo livello sono bestie selvagge che devono essere umanizzate riorientate, per possano essere abitate dallo spirito dei figli di Dio, per poter nutrire le forze di una vita spirituale secondo il vangelo.</p>
<p>Noi viviamo in una società dove all&#8217;individuo viene somministrata l&#8217;emozione, il cibo odierno quando non crolla in crisi economica e ha anche il problema del cibo effettivo per arrivare alla fine del mese. Ma quando è pasciuto come ci siamo abituati per anni ad essere, il vero problema è fornire delle emozioni al singolo. Questa è la nostra società. Questo culto dell&#8217;emozione. <strong>Noi siamo una società che si emoziona molto, ma che non sa più sentire</strong>. Questa è&#8217; un&#8217;altra cosa.</p>
<p>Noi siamo affamati del sensazionale, di impressioni forti, di stimoli eccitanti eccezionali, bisogna calcare tutto, come se solo queste scosse potessero dar vita a persone che sono morte. Sai come si fa coi morti, si mette l&#8217;elettrochoc, non sentono più. Bisogna mandargli una scarica, se non si muovono più, come i nostri ragazzi.</p>
<p>Le scosse, le emozioni choc, sono impazienti, corte, ripetitive non soddisfano mai, bisogna continuare a riprodurle.</p>
<p>E invece la <strong>sensibilità </strong>si forma nella durata, nella pazienza, nella rinuncia alla voglia immediata, nella capacità di aprire lo spazio al sentire spirituale interiore, quindi all&#8217;ammirazione, alla gratitudine, alla tenerezza. In questo i nostri sensi sono decisivi!</p>
<p>I nostri sensi non servono solo ad aprirci al mondo esterno, servono a sentire, cioè a farci vedere, a farci sentire, gustare le cose dentro. <strong>L&#8217;anima si crea con i sensi, in un certa maniera di guardare, in che cosa guardi, in come guardi tu crei l&#8217;anima</strong>. Un&#8217;educazione dei sensi è decisiva anche nelle pratiche spirituali ed ecclesiali. Questo discorso ha applicazioni enormi nelle pratiche cristiane. Vi faccio due esempi.</p>
<p><strong>L&#8217;ascolto alla parola di Dio</strong>. Ci si educa se ci si educa ad essere capici a stare attenti, di essere raccolti, concentrati, di cogliere la parola, di farla girar dentro, ma questa roba qui è tutto un modo di vivere. <strong>Si dice la civiltà dell&#8217;immagine, ma se perdiamo la parola è sparito l&#8217;uomo.</strong></p>
<p>La crisi della scuola, la crisi della comunicazione tra le generazioni arriva anche in chiesa, nel senso che quando si scava in profondità la parola ci si stufa, si dice è difficile, è lungo, non si capisce niente. <strong>Per forza è difficile non hai l&#8217;anima per accogliere la parola, è quello lì il problema!</strong></p>
<p>Altro esempio il rito. I nostri ragazzi appena riescono ad avere un po&#8217; di autonomia, decidono subito di non andare in chiesa, perché il rito è esterno, non dice niente, bisognerebbe fare i fuochi, bisognerebbe fare il cinema. Allora trasformiamo il rito. NO! Perché la pratica del rito esige un&#8217;anima, un&#8217;interiorità, una capacità di interiorizzare il rito, e questa è un&#8217;educazione, una scuola e non possiamo rinunciarci. Si perde l&#8217;uomo, non il fatto che non si va in chiesa, si perde l&#8217;anima.</p>
<p>O ancora la preghiera, per la quale tutti abbiamo le scuse pronte: non c&#8217;è tempo, non c&#8217;è spazio. Però  in realtà è un accorciamento dell&#8217;anima. L&#8217;incapacità di dedicare qualche minuto al giorno ad una preghiera che rilegga gli avvenimenti di una giornata, il famoso esame di coscienza, è una roba di questo tipo. Non abbiamo più la capacità di ritornare sul vissuto, sui volti, sugli incontri, sulle parole sbagliate che abbiamo detto, sull&#8217;egoismo con cui abbiamo rifiutato una richiesta.</p>
<p>Mi fermo qui, ma capiamo che c&#8217;è tutto un lavoro da fare su di noi ed è suggestivo il fatto che certo e su noi e dentro di noi che dobbiamo lavorare, ma il lavoro su noi per fare spazio all&#8217;opera dello spirito se è preso sul serio riguarda anche tutti i nostri modi di vivere, di guardare di sentire di viaggiare, di mangiare e riguarda anche tutti i modi di essere comunità di celebrare, di ritrovarci, di ascoltare la parole di Dio.</p>
<p>Sarebbe affascinate da parte di una comunità prendere sul serio alcuni esercizi, ovviamente non è che la chiesa possa dire adesso facciamo degli esercizi che ci insegnano come si fa scuola, come si sceglie uno spettacolo, come si fa una vacanza, ma questo si collega per ciascuno.</p>
<p>Pensate come sarebbe bello se le nostre comunità cristiane ne discutessero, mentre invece non si sa quali tipi di problemi si stanno ponendo. Riuscite a capire voi quali suggerimenti ci vengono dalle nostre comunità per orientarci nel “casino” in cui siamo. Probabilmente dovremmo partire da queste cose radicali, elementari e incominciare a fare qualcosa sul serio.</p>
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		<title>La lotta delle formiche</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giodabg</dc:creator>
				<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[fonte:  Corriere della Sera 18 luglio 2010 La lotta delle formiche Disagi e speranze nel Paese dei nessuno Quell’Italia che fa ancora il proprio dovere Buongiorno. Sono il signore che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per favore. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giodabg.wordpress.com&amp;blog=664713&amp;post=257&amp;subd=giodabg&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fonte:  <a href="http://www.corriere.it/cultura/10_luglio_18/schiavi_senso_civico_605a76ec-9296-11df-929c-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Corriere della Sera 18 luglio 2010</a></p>
<h1>La lotta delle formiche</h1>
<h2>Disagi e speranze nel Paese dei nessuno<br />
Quell’Italia che fa  ancora il proprio dovere</h2>
<p><strong>Buongiorno. Sono il signore che paga il biglietto del tram</strong>. La  volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le  tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda  negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda  l’orologio. L’artigiano che non bara sui conti. Lo studente che non  crede alle lotterie.</p>
<p><strong> Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie</strong>. Non mi  arrendo. Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non  getto mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non  parcheggio sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio  dovere. Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado  a votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non  penso a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni..</p>
<p><strong>Lettere dal Paese dei Nessuno, dall’Italia dei (cittadini)  dimenticati </strong>che scrivono ai giornali per avere una speranza e  riassumono il declino di un vivere comune, intaccato da una terribile  domanda: ma chi te lo fa fare? Giovani che si spaventano: «Ho paura per  il futuro mio, del mondo, di tutti, non riesco a vedere il prosieguo  della storia che il presente ci sta raccontando» (Martino, vent’anni).  Anziani che si deprimono: «Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano,  tutti mangiano, tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei  così ti tagliano fuori » (Barbara, settantacinque anni). Ragazzine che  si interrogano. Come Giulia. Storia esemplare che non fa notizia, ma  indica il retropensiero che aleggia su di noi quando prendiamo un  impegno: ne valeva la pena?</p>
<p><strong> Per tutto l’anno, finite le lezioni, due volte la settimana, Giulia  si fa cinquanta chilometri </strong>per frequentare la scuola di ballo più  famosa d’Italia. E dopo due ore alla sbarra e cinquanta chilometri di  ritorno, è di nuovo a casa a fare i compiti. È brava, in classe e nella  danza. Non ha tempo per playstation, Xbox, non si stordisce davanti alla  tv. La vedi in giardino alla prima chiazza di sole esercitarsi nei  passi e nelle ruote: su una mano, su due mani, di lato. Se riuscirà a  continuare sarà ammessa alla frequenza quotidiana: vorrà dire la scuola,  poi cinquanta chilometri, la lezione alla Scala, altri cinquanta  chilometri, i compiti e così via, salvo i giorni delle prove per gli  spettacoli, quando sarà impegnata fino a sera. Per anni e anni, ogni  anno nel timore di non passare: pena l’esclusione dalla scuola di danza.</p>
<p><strong><span id="more-257"></span>Già da ora qualche amica comincia a non capire</strong>. Si domanda il  perché di tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché  Giulia si diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose  divertenti, quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare  un po’ per raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere  un posto in prima fila. Si spendono milioni di euro in tv per  valorizzare pupe, veline e anche velone. E si sbeffeggia più o meno  involontariamente chi ha scelto un impegno, chi fa coscienziosamente il  proprio lavoro. «Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in  questo Paese?», è la domanda che Giulia invia nel pozzo delle mail,  cercando una non scontata risposta.</p>
<p><strong>C’era una come lei una volta a Milano</strong>. Era figlia di un  tranviere. Coi sacrifici e con il talento è diventata Carla Fracci. Ma  non c’è più il futuro di una volta, scrivono oggi i writer sui muri. Nel  paradosso temporale di un graffito il semiologo Francesco Casetti legge  il bisogno di un’aspettativa non banale. «Si invoca il futuro, che non  c’è ancora, non a partire dal presente, ma dal passato che non c’è più.  Ieri c’era il senso del domani: oggi questo senso manca. E si deve  andare a ciò che non c’è più (lo ieri) per poter recuperare ciò che non  c’è ancora (il domani)».</p>
<p><strong>Bisogna affidarsi alla memoria</strong>, allora, perché le opportunità non  stanno nell’orizzonte geografico dei vari Nessuno che rumoreggiano  dalle caselle della posta. Rispetto a ieri, la ragnatela di intrallazzi  ha inquinato l’aria e ristretto i confini del galateo civico, come ha  scritto Sergio Romano. «Il declivio del nostro vivere comune è intaccato  dai comportamenti scorretti, a volte spregevoli, diventati prassi  abituale», è la tesi di Maurizio Viroli, che alla decadenza delle buone  pratiche ha dedicato una lunga riflessione e un libro dal titolo  esplicito (La libertà dei servi, Einaudi).</p>
<p><strong> «Quando si dirà che c’è un Paese anche per i Nessuno che tirano la  pialla?»</strong>, sollecita una dottoressa che a quarant’anni ha strappato  il contratto definitivo di assunzione. Le donne in medicina faticano  parecchio a trovare un posto, scrive: quando sono brave e competitive,  non allineate allo standard della rampante o dell’amica del boss, le  stroncano subito. Se hanno dei figli vengono penalizzate. Se si danno  troppo da fare vengono redarguite. Se non si allineano, sono emarginate.  Il mobbing nei reparti è prassi abituale. Senza sponsor politici negli  ospedali difficilmente si fa carriera&#8230;</p>
<p><strong> Si vagheggia un new deal civico, la scoperta di nuovi eroi</strong>. Si  chiede un sussulto alla politica. Massimiliano Panarari, docente di  Scienze politiche all’Università di Modena (L’Italia da Gramsci al  gossip, Einaudi) profetizza l’abbattimento dell’impasto micidiale che  alimenta la sottocultura e l’antipolitica. Ma non a breve: «La visione  del mondo in Italia è basata troppo sull’irrealtà». Lo psichiatra e  scrittore Vittorino Andreoli è ancora più scettico: «Io ho paura che  questa società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto  tecnologia: la tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica  quel che serve a sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A  poco a poco stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una  civiltà dell’ingiustizia».</p>
<p><strong> Poveri Nessuno, abbarbicati alla speranza di un Paese normale </strong>dove  buongiorno, come diceva Zavattini, vuol dire davvero buongiorno.  Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della  convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e  pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un  memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto  le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione  fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero,  papà?».</p>
<p><strong> Bisogna forse dire «Basta!»</strong>, come fa il designer Giancarlo  Iliprandi che dal Politecnico di Milano teorizza un movimento culturale  per cambiare aria e mette tra i capifila un grande centenario come Gillo  Dorfles. «Basta a quello che non ci piace/ Basta senza sporcare i muri/  Basta per comunicare la voglia di cambiare».</p>
<p><strong> O chiamarsi fuori, come Luca Goldoni</strong>, investigatore di lungo  corso dei comportamenti nazionali, che a un certo punto si è reso conto  di non abitare più nello stesso Paese in cui era nato. «È successo  quando ho letto di una<a href="http://www.corriere.it/cultura/10_luglio_18/schiavi_senso_civico_605a76ec-9296-11df-929c-00144f02aabe.shtml#"><img title="Esplora il significato del termine: Buongiorno. Sono il signore  che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani  soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per  favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa  ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara  sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie.    Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie. Non mi arrendo.  Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto  mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio  sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere.  Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a  votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non penso  a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni..    Lettere dal Paese dei Nessuno, dall’Italia dei (cittadini) dimenticati  che scrivono ai giornali per avere una speranza e riassumono il declino  di un vivere comune, intaccato da una terribile domanda: ma chi te lo fa  fare? Giovani che si spaventano: «Ho paura per il futuro mio, del  mondo, di tutti, non riesco a vedere il prosieguo della storia che il  presente ci sta raccontando» (Martino, vent’anni). Anziani che si  deprimono: «Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano, tutti mangiano,  tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei così ti tagliano  fuori » (Barbara, settantacinque anni). Ragazzine che si interrogano.  Come Giulia. Storia esemplare che non fa notizia, ma indica il  retropensiero che aleggia su di noi quando prendiamo un impegno: ne  valeva la pena?    Per tutto l’anno, finite le lezioni, due volte la settimana, Giulia si  fa cinquanta chilometri per frequentare la scuola di ballo più famosa  d’Italia. E dopo due ore alla sbarra e cinquanta chilometri di ritorno, è  di nuovo a casa a fare i compiti. È brava, in classe e nella danza. Non  ha tempo per playstation, Xbox, non si stordisce davanti alla tv. La  vedi in giardino alla prima chiazza di sole esercitarsi nei passi e  nelle ruote: su una mano, su due mani, di lato. Se riuscirà a continuare  sarà ammessa alla frequenza quotidiana: vorrà dire la scuola, poi  cinquanta chilometri, la lezione alla Scala, altri cinquanta chilometri,  i compiti e così via, salvo i giorni delle prove per gli spettacoli,  quando sarà impegnata fino a sera. Per anni e anni, ogni anno nel timore  di non passare: pena l’esclusione dalla scuola di danza.    Già da ora qualche amica comincia a non capire. Si domanda il perché di  tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché Giulia si  diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose divertenti,  quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare un po’ per  raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere un posto in  prima fila. Si spendono milioni di euro in tv per valorizzare pupe,  veline e anche velone. E si sbeffeggia più o meno involontariamente chi  ha scelto un impegno, chi fa coscienziosamente il proprio lavoro.  «Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in questo Paese?», è  la domanda che Giulia invia nel pozzo delle mail, cercando una non  scontata risposta.    C’era una come lei una volta a Milano. Era figlia di un tranviere. Coi  sacrifici e con il talento è diventata Carla Fracci. Ma non c’è più il  futuro di una volta, scrivono oggi i writer sui muri. Nel paradosso  temporale di un graffito il semiologo Francesco Casetti legge il bisogno  di un’aspettativa non banale. «Si invoca il futuro, che non c’è ancora,  non a partire dal presente, ma dal passato che non c’è più. Ieri c’era  il senso del domani: oggi questo senso manca. E si deve andare a ciò che  non c’è più (lo ieri) per poter recuperare ciò che non c’è ancora (il  domani)».    Bisogna affidarsi alla memoria, allora, perché le opportunità non stanno  nell’orizzonte geografico dei vari Nessuno che rumoreggiano dalle  caselle della posta. Rispetto a ieri, la ragnatela di intrallazzi ha  inquinato l’aria e ristretto i confini del galateo civico, come ha  scritto Sergio Romano. «Il declivio del nostro vivere comune è intaccato  dai comportamenti scorretti, a volte spregevoli, diventati prassi  abituale», è la tesi di Maurizio Viroli, che alla decadenza delle buone  pratiche ha dedicato una lunga riflessione e un libro dal titolo  esplicito (La libertà dei servi, Einaudi).    «Quando si dirà che c’è un Paese anche per i Nessuno che tirano la  pialla?», sollecita una dottoressa che a quarant’anni ha strappato il  contratto definitivo di assunzione. Le donne in medicina faticano  parecchio a trovare un posto, scrive: quando sono brave e competitive,  non allineate allo standard della rampante o dell’amica del boss, le  stroncano subito. Se hanno dei figli vengono penalizzate. Se si danno  troppo da fare vengono redarguite. Se non si allineano, sono emarginate.  Il mobbing nei reparti è prassi abituale. Senza sponsor politici negli  ospedali difficilmente si fa carriera...    Si vagheggia un new deal civico, la scoperta di nuovi eroi. Si chiede un  sussulto alla politica. Massimiliano Panarari, docente di Scienze  politiche all’Università di Modena (L’Italia da Gramsci al gossip,  Einaudi) profetizza l’abbattimento dell’impasto micidiale che alimenta  la sottocultura e l’antipolitica. Ma non a breve: «La visione del mondo  in Italia è basata troppo sull’irrealtà». Lo psichiatra e scrittore  Vittorino Andreoli è ancora più scettico: «Io ho paura che questa  società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto tecnologia: la  tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a  sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco  stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà  dell’ingiustizia».    Poveri Nessuno, abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove  buongiorno, come diceva Zavattini, vuol dire davvero buongiorno.  Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della  convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e  pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un  memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto  le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione  fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero,  papà?».    Bisogna forse dire «Basta!», come fa il designer Giancarlo Iliprandi che  dal Politecnico di Milano teorizza un movimento culturale per cambiare  aria e mette tra i capifila un grande centenario come Gillo Dorfles.  «Basta a quello che non ci piace/ Basta senza sporcare i muri/ Basta per  comunicare la voglia di cambiare».    O chiamarsi fuori, come Luca Goldoni, investigatore di lungo corso dei  comportamenti nazionali, che a un certo punto si è reso conto di non  abitare più nello stesso Paese in cui era nato. «È successo quando ho  letto di una" src="http://dizionari.corriere.it/ScopriTraduci/images/info.gif" border="0" alt="" /></a> telefonata intercettata tra l’amica di un politico e un’ex compagna di  classe in attesa di un provino tv. &#8220;Non c’era verso di farmi dare un  contratto&#8221;, diceva una. E l’altra: &#8220;E come hai fatto a ottenerlo?&#8221;. &#8220;Non  c’era modo di convincerlo&#8221;. &#8220;E allora?&#8221;. &#8220;E allora gliel’ho data&#8221;».</p>
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<p><strong> Non importa chi sei, ma chi conosci</strong>, si filosofeggia dai blog  studenteschi. Servirebbe un antivirus alla cultura della convenienza,  «perché se non ricostruiamo una società fondata sui doveri reciproci non  sapremo nemmeno più godere dei nostri diritti », spiega Viroli.  Servirebbe qualche gesto di coraggio in un Paese ricattato dall’egoismo e  dalle cricche. «Cominciamo a difendere i Nessuno mettendo qualche  sassolino nelle scarpe dei grandi — dice don Antonio Mazzi, fondatore di  Exodus — e facciamo qualcosa per le vite di scarto, magari scuole per i  bocciati da questo sistema poco umano, come don Milani a Barbiana».  Esempi, responsabilità, impegno, pulizia morale: l’unico parametro  legalmente riconosciuto non può essere quello del denaro, scrivono in  tanti. Poi un cittadino indignato lascia cadere una domanda. «Chi è  arrivato in alto con gli intrallazzi, può avere soprassalti morali?».  Noi, come le formichine della Ortese, dobbiamo sperare. Ma è legittimo  dubitare.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --> <a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/giangiacomo_schiavi.shtml">Giangiacomo  Schiavi</a></p>
<p><strong>Da leggere ANCHE i commenti sul sito del <a href="http://www.corriere.it/cultura/10_luglio_18/schiavi_senso_civico_605a76ec-9296-11df-929c-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Corriere  della Sera 18 luglio 2010</a></strong></p>
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			<media:title type="html">Esplora il significato del termine: Buongiorno. Sono il signore  che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani  soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per  favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa  ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara  sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie.    Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie. Non mi arrendo.  Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto  mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio  sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere.  Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a  votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non penso  a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni..    Lettere dal Paese dei Nessuno, dall’Italia dei (cittadini) dimenticati  che scrivono ai giornali per avere una speranza e riassumono il declino  di un vivere comune, intaccato da una terribile domanda: ma chi te lo fa  fare? Giovani che si spaventano: «Ho paura per il futuro mio, del  mondo, di tutti, non riesco a vedere il prosieguo della storia che il  presente ci sta raccontando» (Martino, vent’anni). Anziani che si  deprimono: «Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano, tutti mangiano,  tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei così ti tagliano  fuori » (Barbara, settantacinque anni). Ragazzine che si interrogano.  Come Giulia. Storia esemplare che non fa notizia, ma indica il  retropensiero che aleggia su di noi quando prendiamo un impegno: ne  valeva la pena?    Per tutto l’anno, finite le lezioni, due volte la settimana, Giulia si  fa cinquanta chilometri per frequentare la scuola di ballo più famosa  d’Italia. E dopo due ore alla sbarra e cinquanta chilometri di ritorno, è  di nuovo a casa a fare i compiti. È brava, in classe e nella danza. Non  ha tempo per playstation, Xbox, non si stordisce davanti alla tv. La  vedi in giardino alla prima chiazza di sole esercitarsi nei passi e  nelle ruote: su una mano, su due mani, di lato. Se riuscirà a continuare  sarà ammessa alla frequenza quotidiana: vorrà dire la scuola, poi  cinquanta chilometri, la lezione alla Scala, altri cinquanta chilometri,  i compiti e così via, salvo i giorni delle prove per gli spettacoli,  quando sarà impegnata fino a sera. Per anni e anni, ogni anno nel timore  di non passare: pena l’esclusione dalla scuola di danza.    Già da ora qualche amica comincia a non capire. Si domanda il perché di  tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché Giulia si  diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose divertenti,  quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare un po’ per  raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere un posto in  prima fila. Si spendono milioni di euro in tv per valorizzare pupe,  veline e anche velone. E si sbeffeggia più o meno involontariamente chi  ha scelto un impegno, chi fa coscienziosamente il proprio lavoro.  «Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in questo Paese?», è  la domanda che Giulia invia nel pozzo delle mail, cercando una non  scontata risposta.    C’era una come lei una volta a Milano. Era figlia di un tranviere. Coi  sacrifici e con il talento è diventata Carla Fracci. Ma non c’è più il  futuro di una volta, scrivono oggi i writer sui muri. Nel paradosso  temporale di un graffito il semiologo Francesco Casetti legge il bisogno  di un’aspettativa non banale. «Si invoca il futuro, che non c’è ancora,  non a partire dal presente, ma dal passato che non c’è più. Ieri c’era  il senso del domani: oggi questo senso manca. E si deve andare a ciò che  non c’è più (lo ieri) per poter recuperare ciò che non c’è ancora (il  domani)».    Bisogna affidarsi alla memoria, allora, perché le opportunità non stanno  nell’orizzonte geografico dei vari Nessuno che rumoreggiano dalle  caselle della posta. Rispetto a ieri, la ragnatela di intrallazzi ha  inquinato l’aria e ristretto i confini del galateo civico, come ha  scritto Sergio Romano. «Il declivio del nostro vivere comune è intaccato  dai comportamenti scorretti, a volte spregevoli, diventati prassi  abituale», è la tesi di Maurizio Viroli, che alla decadenza delle buone  pratiche ha dedicato una lunga riflessione e un libro dal titolo  esplicito (La libertà dei servi, Einaudi).    «Quando si dirà che c’è un Paese anche per i Nessuno che tirano la  pialla?», sollecita una dottoressa che a quarant’anni ha strappato il  contratto definitivo di assunzione. Le donne in medicina faticano  parecchio a trovare un posto, scrive: quando sono brave e competitive,  non allineate allo standard della rampante o dell’amica del boss, le  stroncano subito. Se hanno dei figli vengono penalizzate. Se si danno  troppo da fare vengono redarguite. Se non si allineano, sono emarginate.  Il mobbing nei reparti è prassi abituale. Senza sponsor politici negli  ospedali difficilmente si fa carriera...    Si vagheggia un new deal civico, la scoperta di nuovi eroi. Si chiede un  sussulto alla politica. Massimiliano Panarari, docente di Scienze  politiche all’Università di Modena (L’Italia da Gramsci al gossip,  Einaudi) profetizza l’abbattimento dell’impasto micidiale che alimenta  la sottocultura e l’antipolitica. Ma non a breve: «La visione del mondo  in Italia è basata troppo sull’irrealtà». Lo psichiatra e scrittore  Vittorino Andreoli è ancora più scettico: «Io ho paura che questa  società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto tecnologia: la  tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a  sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco  stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà  dell’ingiustizia».    Poveri Nessuno, abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove  buongiorno, come diceva Zavattini, vuol dire davvero buongiorno.  Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della  convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e  pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un  memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto  le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione  fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero,  papà?».    Bisogna forse dire «Basta!», come fa il designer Giancarlo Iliprandi che  dal Politecnico di Milano teorizza un movimento culturale per cambiare  aria e mette tra i capifila un grande centenario come Gillo Dorfles.  «Basta a quello che non ci piace/ Basta senza sporcare i muri/ Basta per  comunicare la voglia di cambiare».    O chiamarsi fuori, come Luca Goldoni, investigatore di lungo corso dei  comportamenti nazionali, che a un certo punto si è reso conto di non  abitare più nello stesso Paese in cui era nato. «È successo quando ho  letto di una</media:title>
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